Alghe sulla spiaggia: chi le ha viste?

La settimana scorsa, prima della pioggia, che altro non è se non lo strascico di temporali devastanti che hanno messo in ginocchio il nord Europa, con danni incalcolabili, con un numero di vittime ancora incerto, camminando lungo alcuni tratti di spiaggia della provincia teramana lo scenario che si presentava era quello di una lunga scia di alghe ammonticchiate dalla marea lungo il litorale, come la spazzatura di un mare intento a far pulizia. In mezzo alle alghe decine, centinaia di piccoli granchi marini, non ancora cresciuti per essere degni di un piatto di crostacei pepati alla scottadito. Un danno per il palato, un danno per la pesca, per un settore in crisi da sempre, nonostante i prezzi elencati nei menù della miriade di ristoranti della costa. Ma a minimizzare il danno hanno provveduto subito gli addetti alla manutenzione ripulendo la spiaggia con una tempestività che merita certamente un plauso. Anche i media, con i loro giornali digitali o di carta, hanno provveduto a fare pulizia: una pulizia della notizia, non recepita forse, ma certamente omessa, non data, forse per non interrompere quel sogno di spiaggia pulita, di bandiere blu assegnate da organizzazioni internazionali. E per non danneggiare il flusso turistico che è certamente ripartito, anche se non è al livello degli anni precedenti, quando la calca sul bagnasciuga era tale che ti impediva di camminare liberamente. Però la notizia va data. Magari senza aggettivi che possano addolcire o appesantire l’accaduto. Tanto il turista non si lascia spaventare da un inconveniente temporaneo come quello delle alghe, destinato a risolversi nel giro di giorni o addirittura ore. Nasconderla invece, la notizia, fa danni maggiori: in particolare alla credibilità di una regione che è conosciuta per la propria schiettezza, per la sincerità della propria gente.

di Pasquale Felix

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