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Decreto Crescita, Gaetano Stio (Gruppo NSA): Gli imprenditori dovrebbero essere liberi di optare per la scelta migliore

Gaetano Stio, presidente del Gruppo NSA, primo mediatore creditizio italiano che ad oggi ha presentato 32.000 domande di accesso al fondo centrale di garanzia, in risposta all’articolo pubblicato il 16 maggio scorso (Decreto Crescita: «Cambiare le norme che restringono l’accesso al credito») sottolinea alcuni dati sulla Regione Abruzzo.

La Lettera R è un articolo della legge Bassanini del 1998. Con questo provvedimento veniva consentito alle Regioni di “regionalizzare il fondo centrale di garanzia per le PMI”. Le Regioni, cioè, potevano obbligare le imprese che volevano avere la garanzia del fondo a presentare domanda solo attraverso i confidi, escludendo di fatto le banche, che sono uno dei due soggetti abilitati a presentare domanda al fondo centrale di garanzia. Nel Decreto Crescita in Gazzetta Ufficiale dal 1.5.2019 tale normativa è stata abolita.

E’ importante sottolineare che le banche comunque sono l’unico soggetto che finanzia le imprese e non i Confidi che si pongono come semplici intermediari. Le banche, è noto, gestiscono i nostri risparmi ed è bene, per evitare altre crisi bancarie, che tanto sono costate ai contribuenti, che lo facciano con attenzione.

Nel vostro articolo si parla di un incremento dei finanziamenti erogati alle imprese nella regione Abruzzo e si cita, in particolar modo, il periodo 2013 -2018.

Il commento ai dati, espresso nell’articolo, non rappresenta la realtà dei fatti: è vero che il totale dei finanziamenti erogati nel 2013 era 273.701.226 euro e che nel 2018 è stato di 414.092.041 euro, ma c’è da chiarire un altro dato importante: la quota di finanziamenti erogati dalle banche con controgaranzia dei confidi nel 2013 è stato di 82.364.187 euro, mentre, quella erogati con garanzia diretta dalle banche era stata di 191.337.038 euro, quindi più del doppio.

Nel 2018, i dati sono i seguenti: i finanziamenti con controgaranzia dei confidi ammontano a 88.803.131 euro, quelli erogati con garanzia diretta delle banche ammontano a 332.001.999 euro.

In sintesi i finanziamenti tramite i confidi nel 2013 erano meno del 50% rispetto alle banche, nel 2018 la percentuale dei Confidi supera di poco il 25% di quanto erogato dalle banche. Quindi, è vero che tra il 2013 e 2018 si è verificato un aumento dei finanziamenti alle imprese, ma ciò è avvenuto grazie soprattutto al sistema bancario e non ai Confidi.

Inoltre, nel 2018 in Abruzzo, il finanziamento medio erogato con garanzia diretta dalle banche (senza la mediazione dei confidi) è stato di 307.265 euro contro i 48.887 euro erogati con la mediazione dei Confidi.

E’ lecita la domanda: a che serve il limite a 100.000 euro, imposto alle imprese dalla Regione Abruzzo, per avere una garanzia di Stato, se il finanziamento medio erogato tramite i Confidi è meno della metà?

Le PMI, come è noto, producono il 50% del PIL e costituiscono il 70% dell’occupazione nazionale. È un fattore di assoluta importanza che non può essere messo in discussione per interessi di parte.

L’ultima domanda: “la lettera r) a chi giova? Ai Confidi o alle imprese? Se giovasse alle imprese non servirebbe una legge ad imporre i Confidi. Gli imprenditori sanno cosa è meglio per la loro azienda e dovrebbero essere liberi di optare per la scelta migliore per la sopravvivenza della loro azienda.”

Di seguito le tabelle, estratte da dati pubblici, dal sito del fondo centrale di garanzia

La ricerca presentata il 15 maggio a Milano , a cura del laboratorio di Statistica Applicata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, porterebbe a concludere che gli importi garantiti per il finanziamento delle micro e PMI nei prossimi tre anni, in caso di estensione della lettera r) a tutte le regioni senza limitazioni di importo, potrebbero diminuire del 27%. Gli importi aumenterebbero invece del 16% nel caso in cui la norma del Governo, abolizione totale della lettera r), diventasse definitivamente legge dello Stato. Questi sono i principali dati emersi in occasione della presentazione della Ricerca “DECRETO CRESCITA, Luci ed ombre sul finanziamento alle PMI. Dinamiche del credito e Fondo Di Garanzia”, a cura del Prof. Bramante, Professore di Statistica Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema delle Piccole medie imprese (PMI) e dell’accesso al credito, ricerca promossa dal Gruppo NSA, il più importante mediatore creditizio italiano.
L’accesso ai finanziamenti e l’occupazione nelle PMI, infatti, potrebbero aumentare o diminuire proporzionalmente o almeno sensibilmente, nel giro di pochi mesi, a seguito dell’approvazione di una modifica proposta dal Governo nel cd. Decreto Legge Crescita (art.18), in discussione proprio in questi giorni alla Camera dei Deputati.
Il Decreto Crescita, in relazione al Fondo Centrale di Garanzia, prevede l’abolizione della lettera r) dell’art.18 c.2 del DLGS 112/98, normativa che consente alle regioni di riservare ai confidi di operare in regime di monopolio per accedere al Fondo Garanzia, il più importante strumento a sostegno finanziario delle Pmi. Il Governo ristabilisce così un controllo “centralizzato” sull’accesso al Fondo di Garanzia per le Pmi, eliminando, di fatto, l’autonomia delle singole regioni in tal senso.
La Ricerca basata esclusivamente sui dati pubblici storici (2008-2018), a livello regionale, per tipologia di impresa e di garanzia delle domande di accesso al fondo centrale e dei corrispondenti importi finanziati e garantiti, esamina dettagliatamente le dinamiche storiche nelle regioni lettera r) e non lettera r) e ipotizza analoghi impatti per costruire i diversi scenari in funzione dell’abolizione o meno dei monopoli regionali dei confidi.
La previsione per il triennio 2019-2021 è stata costruita ipotizzando prudenzialmente che il trend del numero di domande di accesso al fondo non diminuisca nei vari scenari ipotizzati.
“I dati confermano come in una situazione di libera scelta le Pmi possono trovare le soluzioni più efficienti ed efficaci”, ha dichiarato in conclusione il Prof. Bramante.
“Nel nostro Paese le Pmi generano oltre il 50% del Pil e circa il 70% dell’occupazione, quindi scegliere di promuovere o deprimere questo settore è una decisione che può aiutare la ripresa oppure affossarla per anni”, ha sottolineato l’AD del Gruppo NSA Francesco Salemi. “Per questa ragione, abbiamo chiesto a un soggetto superpartes e autorevole come l’Università Cattolica di misurare l’impatto che un efficiente accesso al credito ha sulla crescita dell’occupazione nelle Pmi. I dati numerici risultanti dalla ricerca dell’Università Cattolica sono una dimostrazione incontrovertibile che la scelta del Governo di abolire i monopoli dei Confidi sia assolutamente utile e direi indispensabile”.
“L’occupazione è uno dei temi centrali dell’agenda politica italiana ed europea: l’impatto del credito sull’andamento dell’occupazione è dimostrato dai dati provenienti dall’Istat e da quelli dei finanziamenti erogati attraverso Fondo Centrale di Garanzia”, ha aggiunto Salemi, “infatti, nelle regioni dove sono stati introdotti i monopoli confidi si è osservato un netto calo dell’operatività del Fondo Centrale di Garanzia”.
“La riforma del Fondo di Garanzia, entrata in vigore il 15 marzo 2019, ha già dato un importante vantaggio proprio ai confidi, lasciando nelle mani delle regioni un validissimo strumento di politica economica, oltre ai notevoli contributi per la ricapitalizzazione che i confidi hanno ricevuto dallo Stato anche quest’anno”, ha ricordato il Presidente di NSA Gaetano Stio. “La barriera dei confidi regionali per accedere al Fondo Centrale di Garanzia costituisce un evidente danno per le Pmi. La ricerca è stata promossa con l’obiettivo di rispondere ad una domanda: “A chi giova la lettera r), ai confidi o alle imprese? Se giova alle imprese a cosa serve un Decreto Legge che le obblighi a passare attraverso la mediazione dei confidi per ottenere un’agevolazione dello Stato?” Non è un caso – ha proseguito Stio – che anche importanti soggetti, come Confindustria e Confesercenti, e organizzazioni sindacali, come Cisl e Ugl, abbiano evidenziato nel corso delle audizioni parlamentari l’impatto positivo che l’abolizione dei monopoli confidi potrebbe avere sull’occupazione. Ci sono però alcune voci contro, come la conferenza stato regioni, che lamentano una perdita di autonomia nelle politiche economiche e la concorrenza dello Stato contro i sistemi di garanzia locali dei confidi – Stio precisa, “con la riforma del fondo di garanzia entrata in vigore il 15 marzo 2019 la lettera r) è completamente inutile: le regioni che vogliono possono consentire ai confidi, contribuendo con fondi propri al patrimonio del fondo di garanzia nazionale, di maggiorare la garanzia offerta alle Banche. È un vantaggio competitivo molto rilevante per i confidi. Non esiste un problema di concorrenza tra i sistemi di garanzia locali e il Fondo di Garanzia nazionale, poiché i confidi possono usarlo liberamente e non ne subiscono l’azione.”
Stio poi conclude – “I confidi sono soggetti privati a cui si affida in monopolio assoluto, come in Toscana, un’agevolazione di Stato. In queste situazioni, senza che vi siano limitazioni, controlli o sanzioni, i costi per le imprese s’incrementano a scapito della qualità dei servizi offerti.”

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