TERAMO – Filt Cgil, Fit Cisl, Filt Uil, Ugl Fna, Fatsa Cisal hanno proclamato lo stato di
 agitazione di tutto il personale Baltour s.r.l. e richiedono la convocazione del tavolo di raffreddamento e conciliazione, così come previsto dal 
”Regolamento provvisorio delle prestazioni indispensabili e delle altre misure di cui airart.
2, comma 2 della Legge 146/90 come modificato dalla legge 83/2000 nel settore del
trasporto pubblico locale” e di cui alla Deliberazione 02/13 della Commissione di Garanzia 
per l’attuazione della Legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Le organizzazioni sindacali, riunitesi il 5 novembre scorso nella sede
 nazionale della Fit-Cisl a Roma, hanno avviato formalmente la prima fase delle
procedure di raffreddamento e conciliazione per l’impresa Baltour, che ha sede legale a Teramo e unità produttive nel capoluogo aprutino e a Siena, oltre a residenze lavorative nei territori di Sala Consilina (SA), Milano,
 Pescara, Reggio Calabria, Roma e Catania. Le procedure riguardano tutto il personale della Baltour.

Le motivazioni oggetto della vertenza, molte delle quali affrontate negli ultimi anni in
un lungo confronto, possono essere sintetizzate nei seguenti punti: gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro; continue modifiche sui turni di lavoro che incidono negativamente sulla vita lavorativa
dei dipendenti, sulle difficoltà a verificare i tempi effettivi di percorrenza e le relative
competenze, sulle prestazioni extra richieste ai lavoratori, queste ultime non normate e
non retribuite; impiego e retribuzione del secondo agente; qualità degli alloggi per il personale comandato in trasferta; mancato rispetto degli accordi sottoscritti; mancato accordo su Premio di Produzione.

“Sui punti sopra descritti – dicono i sindacati – abbiamo dovuto prendere atto che, il confronto avuto con
l’azienda in questi anni non ha prodotto sostanziali risultati e che al momento non si
intravedono soluzioni in grado di migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei dipendenti”.

Le organizzazioni sindacali spiegano che “in aggiunta alle tante problematiche presenti, nell’ultimo anno, si sono sommate una
serie di comportamenti aziendali negativi e significativi: ci si riferisce al ritardo del
riconoscimento dei ticket restaurant, al ritardo nei versamenti delie quote al Fondo Priamo
e al Fondo Cesare Pozzo, al mancato versamento, per alcuni, del quinto dello stipendio, al
ritardo nei versamenti delle quote sindacali”.

Queste sarebbero, per i sindacati, “tutte somme, quelle elencate, prelevate
mensilmente dalle retribuzioni del personale e non versate e/o corrisposte puntualmente ai
lavoratori, procurando agli stessi danni economici e ripercussioni negative alle condizioni
di vita degli stessi. Ad oggi nonostante una parziale ripresa dei versamenti relativi a quanto sopra, siamo a
constatare ulteriori ritardi nelle erogazioni. Tutto questo, ancora una volta, senza alcuna 
comunicazione/informazione ai lavoratori ed alle loro rappresentanze”.

Filt Cgil, Fit Cisl, Filt Uil, Ugl Fna, Fatsa Cisal evidenziano, inoltre, che “carenze nel personale di manutenzione e dei servizi di pulizia degli autobus, oltre 
ad una cattiva organizzazione delle stesse attività, hanno generato una carente qualità del
 servizio e interruzione di numerose corse sia sulle linee a lunga percorrenza che nel 
servizio urbano della Città di Teramo“.

I sindacati aggiungono che “l’impresa, rispetto alla annunciata riorganizzazione aziendale, aveva rassicurato le
 scriventi, sia verbalmente che con nota del 14 agosto 2018, che la stessa ‘non avrebbe 
inciso sulla strutturazione produttiva dell’azienda e quindi sulle ricadute 
occupazionali’. Al contrario in questi giorni stiamo assistendo ad alcuni provvedimenti di
licenziamento, a proposte di modifiche di rapporti di lavoro da Full-Time a part-time, a 
proposte di trasferimento ad altre sedi aziendali oltre alla soppressione di alcune indennità
 economiche per il personale amministrativo”.

Le organizzazioni sindacali concludono: “Infine, con nota del 22 ottobre 2018, l’azienda unilateralmente ha comunicato la disdetta 
dell’accordo del 25 ottobre 2016, c. d. “Tempi Inoperosi a bordo”. Tale atto ha generato, oltre ad un vulnus sulle relazioni industriali, un vuoto normativo e 
retributivo, che produrrà dal 3 dicembre 2018, su molte materie confusione organizzativa 
e retributiva nonché possibili disservizi”.