Quando ci si propone alla scelta elettorale ogni compagine si presenta come il “nuovo e unico” progetto risolutivo dei problemi sedimentati da precedenti amministrazioni.
Quando si riesce ad ottenere il mandato, per volontà popolare, si ribadisce l’impegno a mantenere le promesse elettorali prima ancora di andare a verificare la fattibilità concreta dei propositi. Ma tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo parecchio mare: i regolamenti, le leggi, le disponibilità, le risorse, le persone, le idee. È anche fisiologico l’insediamento del gruppo di persone che ha supportato gli eletti durante la campagna elettorale e che aspettano di esigere o spendere il loro “credito” di autorità.
Da oltre 50 anni assisto a questi “cambi della guardia” in municipio, provincia e regione, con conseguente balletto di referenti accreditati che anche se (a volte) genuinamente attivi, rischiano di sconfinare nel cattivo gusto o nell’arroganza dei parvenu.
Da qualche tempo qualcuno spende visibilità ed energie per sottoporvi progetti “artistici” allo scopo (spero) di restituire bellezza ad una città che porta tutti i segni delle sue sofferenze. Siccome la buona fede va sempre presunta non si può criticare un’idea ( o più di una) senza una sostanziale argomentazione, ed è proprio ciò che mi accingo a fare anche in risposta ad una telefonata mattutina che mi chiedeva il perché di tanta avversione in alcuni miei post su FB.
In questa città purtroppo, vige un’abitudine dura a morire ovvero l’autoreferenzialità dei gruppi sociali più o meno al potere. Gruppi corporativisti che dividono la società cittadina in fazioni, e a cui tocca il quarto d’ora di celebrità a seconda della consiliatura in carica. Ognuno di questi gruppi naturalmente esprime la sua idea di “cultura”, “competenze”, “democrazia” sempre a favore (si spera) della collettività di cui si fa interprete e decisore.
Dimenticando tuttavia che “cultura” è ciò che identifica un popolo (intero non parte), “competenze” sono le conoscenze tecniche (e non solo teoriche) per tradurre le idee in opere, e “democrazia” è il rispetto del volere del popolo, ovvero di tutti i cittadini o della maggioranza di essi. Al contrario le idee di pochi, senza confronto con altre idee, le decisioni di pochi, i gusti di pochi, l’imposizione di pensieri unici, non hanno niente a che fare con la democrazia, anzi ne sono l’antitesi. Riferendomi direttamente ai progetti “due di coppe” e “goldrake”( che dovrebbero “scendere di cielo in terra a miracol mostrare” per il solo fatto di essere anche unici e a quanto pare insindacabili), ricordo di aver assistito, nel corso dei miei 50 anni vita a innumerevoli progetti “culturali” fallimentari: Exempla, ipogeo, palla di Mastrodascio, Garibaldi che guarda Giulianova da Porta Madonna, 25 anni per fare 3,5 km di lotto zero, un Teatro comunale incommentabile, Università decentrata su un colle bradisismico e senza trasporti adeguati, musei civici come depositi, siti archeologici ricoperti e interdetti, l’Anfiteatro che non trova pace, il Braga senza sede per decenni e così via purtroppo.
Questa città porta tutti i segni, ancora perfettamente visibili, di una malintesa forma di “cultura” che ha distrutto opere d’arte e creato mostri, quindi, non sarebbe più sensato coinvolgere maggiormente la cittadinanza in un concorso di idee?
Considerando il fatto che abbiamo diverse scuole d’arte sul territorio magari stimolare anche i più giovani ad immaginare la città che vorrebbero, contribuirebbe a stimolare anche un sentimento di appartenenza. Così per dire.

di Mira Carpineta