Teramo, il gruppo consiliare di Italia Viva presenta una mozione sulla scoperta archeologica di via Raneiro

TERAMO – Sarà presentata nel primo Consiglio Comunale utile, una mozione del gruppo consiliare di Italia Viva sulla scoperta archeologica in via Raneiro.

Con la mozione, a firma dei consiglieri Flavio Bartolini, Giovanni Luzii e Osvaldo Di Teodoro, si chiede l’impegno del Sindaco e della Giunta “a voler dare sollecito avvio a tutte le attività amministrative propedeutiche alla valorizzazione della antichissima sepoltura rinvenuta in Via Raneiro, concordando le opportune intese con la Soprintendenza ai Beni archeologici di Teramo riguardo alle operazioni e agli interventi tecnici di rispettiva competenza, volti al perseguimento della maggiore utilità collettiva per lo sviluppo culturale e turistico della città.

Si chiede, inoltre, per quanto di competenza dell’Amministrazione comunale, “a voler dare massima evidenza al luogo del rinvenimento archeologico” con una serie di interventi tra i quali la posta in loco di un calco dello scheletro, indicazioni archeologiche e turistiche e, più in generale, una opportuna valorizzazione del contesto.

La mozione fa riferimento alla scoperta archeologica, in via Raneiro, di uno scheletro di età neolitica risalente presumibilmente al V millennio a.C.

Durante l’ispezione archeologica sono stati rinvenuti i resti di una sepoltura in un’area della città, come si evince dagli studi del Salvini, del Delfico e altri studiosi, notoriamente destinata in epoca antica ad ospitare una necropoli, “dalle quali si ha notizia della presenza in loco di sepolture di tradizione culturale dell’età del ferro, risalenti al primo millennio a.C., cui però quella da ultimo rinvenuta – si legge nella mozione di Italia Viva, non apparterrebbe in quanto tale sepoltura presenta un modello rituale straordinariamente antico di tradizione neolitica”.

Se, scrivono i consiglieri, “dallo studio e dall’analisi dei risultati degli esami paleopatologici e al radiocarbonio effettuati dalla Soprintendenza e dall’Università di Chieti, trovasse conferma una simile ipotesi di datazione dei reperti, ci troveremmo dinanzi al più antico reperto ritrovato nella città Capoluogo”.

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