TERAMO – A lungo abbiamo scelto il silenzio, nell’intento di onorare l’obbligo, innanzitutto morale e di “riservatezza” che implica il nostro ruolo di consiglieri  di indirizzo e tutelare l’immagine di un Ente, quale la Fondazione, che costituisce una delle poche risorse del nostro più volte colpito territorio.

Tuttavia, i numerosi articoli apparsi sui giornali negli ultimi giorni, talvolta ambigui, spesso suggeriti e diffamatori, ci obbligano a dare risposta, in primo luogo alla nostra provincia ed ai suoi cittadini.

Abbiamo sempre operato nella massima correttezza, accettando, nel rispetto delle regole della democrazia, il risultato di una votazione che decretava l’alternanza alla Presidenza della Fondazione ed assicurando un comportamento corretto e rispettoso alla nuova governance.

Non così i nostri interlocutori, con i quali per lungo tempo abbiamo condiviso unanimemente le scelte, i quali vedendo avvicinarsi la data per il rinnovo dei consiglieri del Consiglio di Amministrazione, hanno realizzato che il nuovo assetto li aveva privati della maggioranza necessaria a determinare le nuove nomine.

La conseguente scelta strategica è stata quella di cercare di privare del voto alcuni di noi, contestando delibere note e condivise, votate all’unanimità ed alla presenza di un Collegio che nulla mai ha osservato; la scelta, preannunciata, è stata quella di coprire di fango chi avesse osato opporsi ai diktat di una politica, una parte delle politica, incapace di rispettare l’autonomia  della Fondazione e la libertà di pensiero e di coscienza.

Si è giocato a lungo su interpretazioni false o, nel migliore dei casi, ambigue, travisando date, cifre, ruoli, tacendo invece sui comportamenti di chi non ha inteso fare un passo indietro, neanche di fronte ad una ormai incontestabile dichiarazione di illegittimità ed ha rifiutato qualsiasi tentativo di riportare la pace già offerta a fine aprile 2020.

Una pace giusta, certo, che tenesse conto della diversità delle idee, che onorasse, nell’individuare le nuove governance, competenze ed etica, senza consegnare la Fondazione Tercas ad una squallida logica spartitoria e ricompensatoria.

Nulla vogliamo per noi stessi, se non dimostrare ai nostri concittadini, ai nostri giovani soprattutto, che si può essere fedeli alle proprie idee, non cedere alle minacce, non accettare di sostituire alle idee, la calunnia e l’intimidazione – Attilio Danese, Tiziana Di Sante, Mauro Mattioli, Enrica Salvatore, Luca Scarpantoni