Coronavirus, i tempi della città: istruzioni per l’uso

Per le successive fasi anti Covid-19 serve un piano dei tempi e degli orari per la città.

Come sarà la nostra vita nelle fasi successive dell’emergenza da Covid-19?

E quali le soluzioni per evitare il propagarsi del virus?

Se tutti sono concordi sul fatto che il distanziamento sociale sarà necessario per ancora molti mesi, se non anni, le soluzioni spesso non sono univoche.

Ma esiste una norma, risalente addirittura al 2000, che fornisce una soluzione che, coordinata con altre, potrebbe aiutare.

Parliamo della Legge 8 marzo 2000, n. 53 che, al Capo VII -TEMPI DELLE CITTÀ – che prevede:

l’emanazione, da parte delle Regioni, di norme per il coordinamento da parte dei comuni degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, nonché per la promozione dell’uso del tempo per fini di solidarietà sociale.

la previsione, da parte delle Regioni, di incentivi finanziari per i comuni ai fini della predisposizione e dell’attuazione dei piani territoriali degli orari;
l’istituzione, sempre da parte delle Regioni, di comitati tecnici, composti da esperti in materia di progettazione urbana, di analisi sociale, di comunicazione sociale e di gestione organizzativa, con compiti consultivi in ordine al coordinamento degli orari delle città e per la valutazione degli effetti sulle comunità locali dei piani territoriali degli orari.
Protagonisti della norma sono i Comuni i cui sindaci, ai sensi dell’art. 50, comma 7, del D.Lgs. 267/2000, ““…coordina e organizza, sulla base degli
indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti”.
Con la legge regionale 16.12.2005, n. 40 recante: “Politiche regionali per il coordinamento e l’amministrazione dei Tempi delle città“ la regione Abruzzo, conformemente a quanto previsto dalla legge nazionale, si è dotata di uno strumento legislativo idoneo a promuovere e coordinare le iniziative in materia di organizzazione temporale che le amministrazioni comunali sono chiamate ad attivare.
Nella legge la Regione si impegna a:
– adottare misure idonee a favorire il coordinamento dei tempi e degli orari per migliorare la funzionalità dei servizi regionali, degli Enti pubblici dipendenti dalla Regione ed il coordinamento con gli uffici decentrati dello Stato;
– favorire nell’ambito delle proprie competenze, l’articolazione degli orari e il potenziamento dei servizi socio-educativi, assistenziali, sanitari e di trasporto, privilegiando, per la concessione dei contributi, il criterio del prolungamento del tempo di funzionamento del servizio e/o di riorganizzazione dello stesso;
– indicare orientamenti e procedure per l’elaborazione del piano regolatore dei tempi e degli orari (P.R.T.O.) da parte dei  Comuni;
– erogare  finanziamenti ai Comuni per la predisposizione e l’attuazione del P.R.T.O.;
– concedere contributi alle imprese private che attuino una diversa organizzazione del lavoro, anche ad integrazione e raccordo con specifiche norme di settore.
La norma prevede che i comuni realizzino il coordinamento e l’amministrazione degli orari dei servizi pubblici, di pubblico interesse o generale, ivi compresi gli uffici centrali e periferici delle amministrazioni pubbliche, gli esercizi commerciali e i pubblici esercizi, le attività di trasporto, socio-sanitarie, di formazione e istruzione, culturali, sportive, turistiche e di spettacolo.

Lo strumento a disposizione delle amministrazioni è il piano territoriale degli orari che, a livello comunale o sovracomunale, realizza il coordinamento e l’amministrazione dei tempi e degli orari, indicando le modalità di raccordo con gli strumenti generali e settoriali di programmazione e pianificazione del territorio di riferimento attuandosi in politiche e progetti.

In particolare i comuni, nella predisposizione e attuazione del piano, si attengono ai seguenti criteri generali:

– la mobilità sostenibile di persone e merci finalizzata al miglioramento della viabilità e della qualità ambientale, anche attraverso l’utilizzo di forme di mobilità alternative all’uso dell’auto privata;

– l’accessibilità e la fruibilità temporale dei servizi pubblici e privati e delle scuole, promuovendo il coordinamento tra orari e localizzazione dei servizi e favorendo la pluralità di offerta agevolando l’accesso all’informazione con particolare riguardo alle aree a rischio di spopolamento;

-la riqualificazione degli spazi urbani per migliorare i circuiti di socialità e promuovere percorsi di mobilità attenti alle pratiche di vita quotidiana delle diverse fasce di età, nonché dei portatori di handicap anche attraverso l’utilizzo della progettazione partecipata quale buona prassi per il recupero di aree periferiche e degradate;

– il coordinamento degli orari dei servizi sul territorio con il sistema degli orari di lavoro dentro le imprese e gli enti;

– l’organizzazione degli orari di biblioteca, musei ed enti culturali in modo da consentire un’ampia fruizione, mediante l’aumento della durata giornaliera di apertura, anche con l’estensione alle fasce serali, e della durata settimanale di tutti i mesi dell’anno.
In sintesi, in tempi di Covid-19, riscoprire la pianificazione dei tempi e degli orari, raccordata con la pianificazione e le azioni in materia urbanistica (recuperando spazi aperti per la socializzazione, nel rispetto del distanziamento, quali piazze, aree verdi, zone pedonali), in materia di mobilità (incrementando il trasporto pubblico locale e favorendo la mobilità pedonale e ciclistica, dedicando strade ore carrabili alle percorrenze di ciclisti e pedoni) e di lavoro (mantenendo, dove possibile, le modalità di lavoro agile, anche per riunioni e formazione), è una soluzione.
Le norme già esistono, si tratterebbe di applicarle. Subito.
di Raffaele Di Marcello
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