Teramo non è il luogo immaginario del Paese dei Balocchi

Inizia l’avventura di Cetteo Di Mascio da allenatore della prima squadra, a sette mesi dal suo arrivo in città. Lo scorso 15 luglio il tecnico spiegava che “…selezione e formazione saranno i punti cruciali del mio progetto“, ma parlava di settore giovanile.

Oggi il linguaggio è diverso, molto diverso dal suo agire, anche se di calcio parlava e parlerà. Avere a che fare con una rosa di atleti professionisti, cela situazioni opposte: non avrà più a che fare con chi ti ascolta anche ammirato, ma con chi si sentirà pure “arrivato”. Il primo e più grande degli handicap è questo: riuscire, in poco tempo, a trasmettere fiducia ad uno spogliatoio non semplice, che molto compatto non era stato con il predecessore. Traduzione: Di Mascio dovrà riuscire laddove Tedino non è riuscito.

Non è cosa di poco conto, non sarà facile, ma bisognerà riuscirci, per tanti motivi: per se stessi, per la società che non meriterebbe un’altra grandissima delusione e, soprattutto, per la tifoseria, matura a tal punto da andare anche oltre il risultato.

E chi dimenticherà mai gli applausi ad una formazione che non li meritava proprio, dopo lo 0-3 casalingo contro il Monopoli?

Ecco, questo è un altro punto nodale: i calciatori. Bravi, ottimi calciatori: sappiano, però, che da adesso non saranno più ammesse stupide amnesie o atteggiamenti sbagliati: si potrà anche uscire sconfitti, ma a testa alta, anzi altissima, sempre! Facessero anche loro un bell’esame di coscienza, perché Teramo sarà anche diventata una meta ambita, ma non è certamente il “Paese dei Balocchi” di Carlo Collodi. Quello era solo un luogo immaginario.

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