Città ciclabile: moda o necessità

TERAMO – Il Comune di Teramo realizza corsie ciclabili (non piste, ma corsie, definite dall’ art. 3, comma 1, n. 12-bis del Codice della Strada, come: “parte longitudinale della carreggiata, posta di norma a destra, delimitata mediante una striscia bianca, continua o discontinua, destinata alla circolazione sulle strade dei velocipedi nello stesso senso di marcia degli altri veicoli e contraddistinta dal simbolo del velocipede. La corsia ciclabile può essere impegnata, per brevi tratti, da altri veicoli se le dimensioni della carreggiata non ne consentono l’uso esclusivo ai velocipedi; in tal caso essa è parte della corsia veicolare e deve essere delimitata da strisce bianche discontinue. La corsia ciclabile può essere impegnata da altri veicoli anche quando sono presenti fermate del trasporto pubblico collettivo e risulta sovrapposta alle strisce di delimitazione di fermata di cui all’articolo 151 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495. La corsia ciclabile si intende valicabile, limitatamente allo spazio necessario per consentire ai veicoli, diversi dai velocipedi, di effettuare la sosta o la fermata nei casi in cui vi sia fascia di sosta veicolare laterale, con qualsiasi giacitura”), e, immediatamente, si scatenano i commenti negativi su una innovazione che, in tutta Italia (in Europa è utilizzata da anni), sta prendendo piede velocemente.

La pandemia da Covid ha avuto, e avrà sempre più, un impatto considerevole sulle nostre abitudini, e chi vuol far finta di niente dovrà, primo o poi, scontrarsi contro l’evidenza. Le città, come sono state concepite negli ultimi decenni, non sono più idonee a rispondere alle esigenze dei cittadini, e le restrizioni dovute al Covid-19 hanno solo accentuato un malessere che avanza da anni, anche se i più, pur avvertendolo, non si rendono conto delle sue cause.

Fino alla seconda guerra mondiale le città erano concepite per le persone; gli spazi pubblici erano luoghi di socialità, di confronto, di scambio. Le piazze e le strade erano utilizzate dai cittadini per incontrarsi, per spostarsi, per fare scambi commerciali, per relazionarsi con il mondo. Oggi sono quasi totale appannaggio delle automobili. E più parcheggi e strade carrabili si realizzano, più se ne chiedono, perchè il traffico automobilistico è come un gas: più spazio gli dai e più si espande.

La soluzione alla congestione automobilistica, all’inquinamento atmosferico e del suolo, alla dispersione urbana, all’incidentalità, è il riconsegnare gli spazi alla pedonalità e alla ciclabilità, sottraendolo alle automobili. Non c’è altra soluzione. Ed è inutile gridare allo scandalo, inutile evocare scenari di chiusura di negozi e cessare di attività, inutile prevedere aumenti di incidentalità. Tutti gli studi, quelli seri, e le esperienze, dicono che dove si è favorita la pedonalità e la ciclabilità la vita dei cittadini è migliorata, come sono migliorati gli affari di commercianti, professionisti, ecc.

Certo non basterà una corsia ciclabile a cambiare le cose, ma ogni viaggio, anche il più lungo, inizia dal primo passo, e la città di Teramo, come le altre città della nostra provincia, di passi ne devono fare ancora molti; ma oggi Teramo si è svegliata, ed ha iniziato a camminare, o meglio, a pedalare.

Serviranno altre opere, servirà una pianificazione coordinata con gli altri strumenti urbanistici e territoriali (PRG, PUMS, BICIPLAN, PIANO DEI TEMPI E DEGLI ORARI, PIANO COMMERCIALE, PIANO PARCHEGGI, ecc.), serviranno i mobility manger degli enti, delle scuole, delle aziene, ma servirà, soprattutto, un cambio di mentalità da parte dei cittadini, che siano automobilisti, pedoni, ciclisti o tutto questo insieme.

Perchè il mondo è già cambiato, e se non cambiamo anche noi allora si che sarà un problema.

 

di Raffaele Di Marcello

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