Articolo 1 e la misoginia bipartisan: per una donna dirigere un ente è una gentile concessione

TEEAMO – Leggo dagli organi di stampa la dichiarazione di Articolo 1 sulla vicenda Ruzzo. Il partito provinciale con una nota fa sapare che sostiene la posizione del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che non condivide la modalità della nomina del cda della partecipata.

Non discuto assolutamente questa posizione politica pur non condividendola, non discuto nemmeno che alcuni esponenti di articolo 1 in provincia siano al governo con sindaci che in realtà sono in piena sintonia con il cda uscente avendo già espresso pubblicamente la loro posizione in piena dissonanza con il sindaco di Teramo.

Non discuto nemmeno questo accanimento mediatico sul Ruzzo e prese di posizione di parititi, gruppi politici e singoli peronaggi che hanno ottenuto molto dalla politica.

Tornando alle dichiarazioni di articolo 1 però una cosa salta all’occhio dei più attenti al peso delle parole, e cioè questa dichiarazione:
“…premesso che siamo molto orgogliosi che una donna abbia diretto il Ruzzo da un ruolo apicale…”
Che vuole dire questo? Che una donna non può dirigere un ente, un’azienda o comunque ricoprire un ruolo apicale e dunque sono inorgogliti dal fatto che sia stata concessa questa opportunità alla presidente Cognitti?
Il direttivo provinciale di articolo 1 non è lo stesso che durante le giornate del 25 novembre predica contro la violenza sulle donne?
Come si pongono di fronte alla dilagante misoginia della politica della nostra Italia? Con queste dichiarazioni?

Lucia Verticelli

Italia Viva Teramo

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