La messa di requiem del Teramo non è solo per Tedino: andrebbe estesa

TERAMO – Non mi piacciono gli esoneri, perché dietro ad un esonero che appare inevitabile (è solo questione di un comunicato stampa che arriverà), quello di Bruno Tedino, si celano errori a cascata: della società che ha puntato sul giuliese Andrea Iaconi e sul giuliese Sandro Federico (quest’ultimo tra i pochissimi non bonificati…), i quali scelsero Bruno Tedino. Va detto, a scanso di equivoci, che in molti, me compreso, ne eravamo convinti assertori, ma fino ad un certo punto. Quando in Dicembre, anzi nel giorno di Natale, scrivemmo determinate cose sul futuro del tecnico, sappiate che a chiederselo non eravamo i soli!

Il calcio, poi, riserva anche situazioni imprevedibili: chi avrebbe mai pensato che la squadra l’avevano costruita davvero male e che a  “rinnegarne” l’allestimento fossero, in primis, proprio Iaconi, Federico e Tedino, ciascuno per le loro competenze? Tutto questo è stato Teramo, fino alla debacle ultima: inutile ricordare le non conferme estive (Infantino e Celli una vera bestemmia calcistica, ma non soltanto…) o i calciatori lasciati andar via fino a pochi giorni or sono o, ancora, le scelte tattiche sbagliatissime (sia a Viterbo, sia contro il Monopoli per restare nel recentissimo).

Da qui atleti ingaggiati per la panchina che diventano essenziali (Ilari e Santoro) a punte di diamante di un organico stellare che divengono oggetti misteriosi (Mungo, ma anche Martignago e Cianci) a qualche gesto di “nervosismo” sportivo evidente, rigidamente governato dal rigido protocollo di una società-azienda, più azienda che società sportiva.

Adesso? Come spesso avviene, a pagare sarà uno soltanto, pur avendo dinanzi due strade ancora aperte: avanti con Tedino fino alla fine o avanti con un nuovo allenatore, preferibilmente un traghettatore (ce ne sono tanti) che per qualche mensilità accetterà, pur di provare a compiere un mezzo miracolo sportivo, oggi neppure ipotizzabile.

Amen.

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