Museo delle Genti d’Abruzzo, una personale di Montanaro per la ripartenza. Vernissage il 17 giugno

PESCARA – Un viaggio tra oggetti e gesti della memoria per dare un corpo alla ricchezza dei ricordi. Si intitola Knead (impastare) la personale di Michele Montanaro che giovedì prossimo, 17 giugno, alle ore 18, sarà inaugurata nelle sale del Museo delle Genti d’Abruzzo, in via delle Caserme a Pescara. Sessanta opere in terracotta e ceramica ispirate al concetto della manualità del percorso creativo fine a se stesso, sospeso tra il pensiero e il gesto creativo. Si tratta di un’idea che, germogliata una quindicina di anni fa, ha trovato la sua compiutezza tra il 2019 e il 2020, a cavallo dell’emergenza sanitaria che ha cancellato un programma espositivo che, con altri artisti, Montanaro aveva ipotizzato proprio con la Fondazione Genti d’Abruzzo.

“L’ispirazione è arrivata proprio da alcuni oggetti esposti all’interno del Museo delle Genti – sottolinea l’artista – quelli che in qualche modo si riferiscono alla preparazione alimentare. Ho messo insieme questi oggetti e i miei ricordi familiari, legati alla cucina e all’impasto, a quei gesti delle mani che si fondono in storie diverse, quelle degli alimenti e quelle della creazione artigiana e così sono nate queste sessanta opere. La matrice che le unisce è la gestualità, non lo scopo finale. Alcune sono forme che forse non hanno senso, ma alle spalle hanno un percorso di movimento, di pensiero, di vita che le rendono assolutamente uniche”.

“Si concretizza – afferma la direttrice della Fondazione Genti d’Abruzzo, Letizia Lizzauno dei progetti che erano rimasti fermi a causa delle chiusure imposte dalla normativa anticontagio. Stiamo riannodando i fili che avevano reso i nostri musei un punto di riferimento sostanziale per la cultura cittadina e regionale. La mostra di Montanaro è, appunto, una di quelle iniziative che abbiamo voluto riportare nelle nostre sale, simbolico punto di contatto di un percorso stretto tra arte e territorio”.

Il catalogo della mostra, con l’introduzione di Antonio Zimarino, si avvale delle foto di Enzo F. Testa.

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