Nel logorroico sforzo della comunicazione, istituzionale e non, per informare sulla pandemia e sui suoi derivati (numeri, risorse, trattative, disposizioni e decreti) un solo settore è rimasto misteriosamente silenzioso rispetto al volume della controparte: i sindacati. Tutti nessuno escluso.

In questi quasi 2 mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono davvero poche o nulle le dichiarazioni, le esposizioni o le semplici presenze social dei rappresentanti dei lavoratori, comprese le associazioni di categoria degli autonomi.

Se può essere comprensibile il silenzio della prima ora (lo shock delle misure di contenimento, la velocità dell’aggravarsi della situazione ecc.) non si capisce ancora dove siano finiti i sindacalisti che ogni sera erano ospiti da Vespa o Fazio per dire la loro – sempre poco incisiva- opinione sul tutto e niente della politica ante-Covid19.

Assistiamo invece ad una sovraesposizione mediatica e social dei decisori al Governo che, come nel caso dell’ultima conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, contiene solo annunci e condanne alle opposizioni.
Annunci di stanziamenti milionari, di sforzi titanici, di provvedimenti epocali che non hanno trovato ancora nessuna traduzione pratica.

Dei 600 euro di marzo ancora non si vede un centesimo, il sito Inps continua a resistere all’assalto delle partite iva costrette a chiudere dai decreti di lockdown. Per gli 800 uero di aprile siamo ancora alla fase rem e della cassa integrazione al momento si sono perse le flebili tracce.

Della liquidità “immediata” alle imprese, invece, si occupano le banche, da sempre, si sa, pronte a soccorrere chi sta bene e a staccare l’ossigeno a chi sta male. Banche che hanno puntualizzato la modalità di accesso a tale aiuto liquido: mutuo, benché agevolato, non gratuito né per tutti e con le istruttorie iperburocraticizzate esistenti.
In tutto questo, si diceva, il silenzio assordante dei vari CGIL, CISL, UIL e compagnia bella che si sono autoisolati, nonostante il grido di dolore di chi è costretto a lavorare o non lavorare senza alcuna rassicurazione sul futuro prossimo e quotidiano.

“Una Caporetto”, così la definisce Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere, in cui tra le cose che non hanno funzionato e continuano a non funzionare sono “il rapporto tra Stato e Regioni” e “la mediocrità della classe dirigente” a cui personalmente aggiungo anche quella sindacale attuale.

Parlare di “sburocratizzare” o di “smartworking” a chi ha contribuito a creare la burocrazia o non sa neanche cosa significhi la seconda parola è uno spreco di fiato. Troppo diverso il formato culturale di due mondi con concetti lavorativi così antitetici. E anche se hanno i loro profili social, i cellulari di ultima generazione e l’aspetto giovanile, la diversa forma mentis tra chi è nato prima e dopo internet è oggi tragicamente evidente.
“La lumachella della Vanagloria ch’era strisciata sopra un obelisco, guardò la bava e disse: Già capisco che lascerò un’impronta ne la Storia”. Trilussa

di Mira Carpineta