TERAMO – E’ superfluo ricordare che il futuro del calcio cittadino passerà per il Consiglio di Stato del prossimo 25 agosto. Forse lo è meno chiedersi perché il Teramo Calcio, con molta attenzione, abbia atteso così tanto tempo per presentare il proprio ricorso, che da qualche parte si dà per imminente.

Ripartendo per un attimo da una sintesi delle motivazioni addotte nell’accettazione di quello del Campobasso, si legge che la situazione non sia “…molto diversa da quella diffusa in cui versano la maggior parte delle società calcistiche” e che “…l’applicazione della normativa in questione sia guidata dalla ponderazione prioritaria dell’interesse (in definitiva sociale) a rispettare il merito sportivo, senza un’applicazione formalistica che rischi di generare, appunto, definitive insolvenze…”. In sintesi l’interesse generale di una situazione in cui versano tantissime aziende italiane, che vanno oltre il calcio, richiede un approfondimento migliore, a tal punto che, in una successiva fase, la stessa FIGC si è vista respingere il proprio ricorso tendente ad accelerare i tempi dell’udienza.

Adesso torniamo in casa Teramo Calcio: la proprietà tutta, è noto, non ha mai mollato, né tantomeno lo farà adesso.

E se l’attuale società chiedesse direttamente la Serie D non in subordine alla Lega Pro? Si giustificherebbe in questa maniera l’attesa del ricorso, una tempistica necessaria per rafforzare tutti gli elementi che avevano concorso all’impossibilità d’agire nel rispetto dei termini fissati per quel 22 giugno 2022.

Difficile pensare che il prossimo 25 agosto il Teramo Calcio ne esca ancora una volta penalizzato.

Ecco perché Spinelli (il nuovo) e Pochesci in panchina, più di altri…