118, Taglieri: c'è chi confonde postazioni ed ambulanze...
"L'ass.re Veri non risponde su equipaggi, protocolli ed aree interne"
- La Redazione
PESCARA - “L’assessore Verì prova a smentirci sostenendo che il nuovo assetto del 118 preveda 35 postazioni in più. Ma noi abbiamo denunciato la riduzione delle ambulanze con medico a bordo. Sono due dati diversi e non sovrapponibili. Sommando postazioni H24 e H12, ambulanze medicalizzate, automediche, mezzi infermieristici, ambulanze di base e postazioni stagionali si può ottenere un numero complessivo più alto, ma non si può sostenere che sulle strade abruzzesi ci saranno 35 ambulanze medicalizzate in più”. Lo dichiara il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Francesco Taglieri, replicando alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì sul nuovo assetto dell’emergenza territoriale.
“Prima di accusare il Movimento 5 Stelle di essere in perenne campagna elettorale, l’assessore Verì dovrebbe guardare alle promesse fatte in questi anni dal centrodestra sulla pelle degli abruzzesi - continua Taglieri -. Gli unici ad aver trasformato sistematicamente la sanità in propaganda sono stati lei, il presidente Marsilio e i partiti della maggioranza: nuovi ospedali annunciati in ogni territorio, strutture promesse, servizi descritti come imminenti e riforme presentate come svolte epocali. Poi, spente le telecamere, restano cantieri che non partono, prestazioni che si riducono, personale che manca, tasse che aumentano e servizi territoriali che vengono tagliati o depotenziati. Noi non facciamo propaganda: esercitiamo il dovere istituzionale di controllare gli atti della Giunta e di spiegare ai cittadini che cosa cambia realmente dietro i numeri utilizzati dall’assessore".
Il confronto tra la programmazione del 2023 e quella del 2026 resta chiaro: le postazioni nelle quali è prevista, per l’intera giornata o per una sua parte, un’ambulanza con medico a bordo passano da 39 a 15. Nella provincia dell’Aquila si scende da 14 a 9, in quella di Chieti da 11 a 4, nel Pescarese da 8 a 2 e nel Teramano da 6 a nessuna. L’assessore non contesta questi dati nel merito: preferisce cambiare argomento e parlare del numero complessivo delle postazioni.
La stessa risposta della Verì conferma, invece, ciò che abbiamo sostenuto: le postazioni infermieristiche passano da 15 a 48 e diventano la componente principale del nuovo sistema. Non contestiamo questa scelta per pregiudizio e non mettiamo in discussione la professionalità o l’autonomia degli infermieri, certificate dal percorso universitario e riconosciute dall’ordinamento. Chiediamo però che siano messi nelle condizioni di operare in sicurezza, attraverso protocolli regionali uniformi, formazione specifica, competenze certificate, dotazioni adeguate, supporto medico immediato ed equipaggi numericamente sufficienti.
Su questi temi l’assessore non ha fornito alcuna risposta. Non ha chiarito se le ambulanze infermieristiche continueranno a operare con due sole persone, un infermiere e un autista; non ha detto se verrà previsto un terzo soccorritore certificato; non ha indicato quali protocolli infermieristici siano già stati formalmente adottati, né quali trattamenti farmacologici possano essere effettuati e con quali garanzie. Non ha affrontato neppure la mancata definizione e il mancato riconoscimento giuridico ed economico della figura dell’autista soccorritore.
Due persone possono rappresentare il minimo indispensabile per un trasferimento ordinario tra ospedali, con un paziente già stabilizzato e non complesso. Un’emergenza territoriale è un’altra cosa. In caso di arresto cardiaco bisogna garantire contemporaneamente compressioni toraciche, ventilazione, defibrillazione, monitoraggio, gestione delle vie aeree, accesso vascolare, somministrazione dei farmaci e comunicazione con la Centrale operativa. In caso di trauma bisogna valutare, immobilizzare e movimentare il paziente, spesso in abitazioni senza ascensore, centri storici, scarpate o luoghi difficilmente accessibili.
Un protocollo può stabilire che cosa fare, ma non può creare le persone necessarie per farlo.
L’assessore sostiene che le automediche garantiranno il supporto medico attraverso il modello del rendez-vous. Anche qui manca la risposta essenziale: in quanto tempo? Le stesse Linee di indirizzo riportano per le automediche un tempo medio regionale di arrivo sul luogo dell’intervento di circa 33 minuti. Un valore medio che non descrive cosa possa accadere nei comuni montani, durante l’inverno, lungo strade tortuose o quando l’automedica sia già impegnata in un altro intervento. Dire che quasi tutta la popolazione può raggiungere un presidio entro trenta minuti non chiarisce quanto tempo occorra al medico per raggiungere il paziente, né se il presidio raggiungibile sia quello realmente appropriato rispetto alla patologia.
Ancora più singolare è il tentativo di sostenere che la riorganizzazione non sarebbe una scelta politica perché elaborata dal CREA. I tecnici formulano valutazioni e proposte; la Giunta approva gli atti, decide il modello e se ne assume la responsabilità. Non si può rivendicare politicamente l’aumento delle postazioni e, nello stesso momento, attribuire ai tecnici le decisioni più controverse.
Liquidare come campagna elettorale domande precise sulla composizione degli equipaggi, sui protocolli infermieristici e sui tempi di intervento delle automediche significa sottrarsi al merito del confronto. Qui non discutiamo di slogan, ma di ciò che accade quando un cittadino viene colpito da un infarto, da un ictus, da un trauma o da un arresto cardiaco e il primo mezzo arriva con un infermiere e un solo autista, mentre il medico può trovarsi a decine di chilometri”.
Poi, il capogruppo del M5S annuncia: “Presenteremo un’interpellanza per chiedere alla Giunta di chiarire quali dati abbia utilizzato, con quali criteri siano state ridotte o trasformate le singole postazioni medicalizzate, quali protocolli infermieristici siano oggi effettivamente in vigore, quale sarà la composizione degli equipaggi e quali tempi di intervento delle automediche siano previsti nelle aree interne. Chiederemo inoltre il riconoscimento giuridico, professionale ed economico degli autisti soccorritori, ai quali da anni vengono affidate responsabilità che il sistema continua a non riconoscere”.
“Non ci interessano le operazioni aritmetiche costruite sommando mezzi e servizi differenti. Ci interessa sapere chi arriverà concretamente a soccorrere gli abruzzesi, con quali competenze, con quante persone a bordo e in quanto tempo. Sono queste le domande alle quali l’assessore Verì continua a non rispondere”, conclude Taglieri.