Siamo sicuri che il problema siano i monopattini elettrici?

Impazza, in provincia di Teramo, la monopattino mania. Tutti sui monopattini elettrici, adulti e ragazzi, giovani e anziani. E fioccano le polemiche. Sono pericolosi; ci vorrebbe targa e patente il casco deve essere obbligatorio; non rispettano le regole… Tutte considerazioni suffragate dal comportamento irresponsabile di molti che utilizzano i monopattini senza rispettare le norme del codice della strada e quelle del buon senso, mettendo a repentaglio la propria e l’altrui incolumità.

Ma siamo sicuri che il problema siano i monopattini? O piuttosto non è l’atavica italica repulsione verso le regole?

Il monopattino è un utilissimo mezzo di spostamento urbano, necessario in tempi di pandemia con il trasporto pubblico locale in crisi per i noti problemi di distanziamento. Di certo va meglio regolamentato, ma contro l’arroganza e l’ignoranza dell’utilizzatore non c’è norma che tenga. E lo stesso vale per biciclette, moto, auto e altri mezzi, motorizzati e non. Solo che alla prepotenza dell’automobile, e dell’automobilista, siamo abituati, accondiscendenti, consapevoli che ognuno di noi, in fondo, i limiti di velocità o le precedenze sulle strisce pedonali non li rispetta sempre (qualcuno mai) e che l’auto è la padrona delle nostre strade, delle nostre piazze, di ogni spazio urbano disponibile.

Poi arriva l’elemento “estraneo”, che sia la bicicletta o il monopattino, e tutti a gridare allo scandalo.

Nel 2019 (prima dell’arrivo dei monopattini elettrici) in Abruzzo si sono verificati 3.160 incidenti stradali che hanno causato la morte di 78 persone e il ferimento di altre 4.648. In provincia di Teramo i morti sono stati 17 e i feriti 1.267.

Sempre nel 2019, l’incidenza degli utenti vulnerabili per età (bambini, giovani e anziani), periti in incidente stradale, in Abruzzo è stata superiore alla media nazionale (51,3% contro 45,2%).

La maggior parte degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli (71,6%); la tipologia di incidente più diffusa è lo scontro frontale-laterale (1.107 casi, 16 vittime e 1.734 feriti), seguita dal tamponamento (574 casi, 6 decessi e 989 persone ferite). La tipologia più pericolosa è lo scontro frontale (7,5 decessi ogni 100 incidenti), seguono l’investimento con pedone (4,6) e l’urto con ostacolo accidentale (4,1). Gli incidenti a veicoli isolati risultano più rischiosi, con una media di 3,8 morti ogni 100 incidenti, rispetto a quelli che vedono coinvolti più veicoli (1,9 decessi).

Il mancato rispetto delle regole di precedenza, la velocità troppo elevata e la guida distratta sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata). I conducenti dei veicoli coinvolti sono il 68,4% delle vittime e il 68,7% dei feriti in incidenti stradali, le persone trasportate il 19,7% dei morti e il 24,6% dei feriti, i pedoni l’11,8% dei deceduti e il 6,7% dei feriti.

Se vediamo i dati nazionali si scopre che anche i decessi per incidente stradale dove sono coinvolti ciclisti e/o pedoni sono quasi sempre causati da automobilisti, e che le cause sono sempre le stesse: alta velocità, distrazione, non rispetto di precedenze, assunzione di sostanze psicoalteranti.

Quindi, il problema, non è il mezzo, ma chi lo guida. Un automobilista incurante delle regole sarà un ciclista imprudente o un utilizzatore di monopattino incosciente. L’arroganza e la maleducazione prescindono dal mezzo, anche se in auto si possono fare più danni agli altri che non a bordo di un monopattino.

Certo servono regole certe, ma vanno fatte rispettare, con durezza. Sul monopattino i minori di 18 anni devono indossare il casco e i minori di 14 non possono andare. Chi controlla? I corpi di polizia locale sono ridotti all’osso e spesso sono costretti a chiudere non un occhio, ma tutti e due. Eppure basterebbe una giornata di pattuglia in una qualsiasi delle nostre città per risollevare un bilancio comunale, tra divieti di sosta, mancato rispetto dei limiti di velocità, infrazioni varie al codice della strada.

Ma poi, il cittadino che invoca più controlli si lamenterebbe perché non potrebbe più lasciare l’auto in doppia fila, o sfrecciare a 90 km/h nel quartiere, o andare in bicicletta contromano, o far usare il monopattino elettrico al figlio tredicenne senza casco e senza un minimo di istruzione sulle regole di comportamento.

Quindi, prima di lamentarci di un generico mancato rispetto delle regole, iniziamo a rispettarle noi. E a chiedere, poi, al nostro Comune che le faccia rispettare agli altri.

di Raffaele Di Marcello

Read Previous

Calcio C, due strade che non confluiranno mai quelle di Infantino e del Teramo

Read Next

FOTO | Dall’antico Ulivo all’elmo Ostrogoto, alla scoperta del Borsacchio e di Roseto