Sanità: 599 infermieri in pensione, ne mancano 2.482: allarme sulle gravi carenze di personale sanitario

Salve, potete per favore caricare le tre foto sul Cms? La didascalia e sale operatorie mobili. Inoltre ce anche un link per un video. Potreste caricarlo su Avid? Grazie mille Manuela Da: Marilisa Capuano [mailto:marilisa.capuano@mabacomunica.it] Inviato: mercoledì 7 agosto 2013 15:46 A: Correra Maria Manuela Oggetto: Per la primissima volta in Italia l’applicazione continuativa delle sale operatorie mobili in chirurgia oncologica – Istituto Oncologico Veneto C.a Manuela Correra Carissima, ti allego il comunicato relativo alle sale operatorie mobili – per la primissima volta sperimentate in Italia presso lo IOV (Istituto Oncologico Veneto di Padova) – insieme a tre immagini. Qui sotto ti inserisco il link per scaricare facilmente il video, che documenta l’installazione delle sale operatorie: https://www.dropbox.com/s/k5ol88exzl8kon7/Video%20Vanguard%20Padova%2005.mp4 Questo il numero di telefono del Dott. Carlo Castoro, qualora avessi bisogno di qualsiasi altra informazione: 328 8113080 Un saluto, Marilisa COMUNICATO STAMPA Istituto Oncologico Veneto: per la prima volta in Italia l’applicazione continuativa delle sale operatorie mobili in chirurgia oncologica, arrivano i primi risultati Padova, 07 agosto 2013 Per la prima volta in Italia, allo IOV è in corso una innovativa sperimentazione sullimpiego di una sala operatoria mobile ad alta tecnologia per aumentare la capacità di effettuare interventi di chirurgia oncologica. Giunta a Padova con un trasporto eccezionale su ruote e temporaneamente collocata accanto alledificio dellOspedale Busonera di cui ora è una sorta di estensione, lunità mobile è un vero blocco operatorio completo costituto da una sala operatoria, un locale di preparazione dei pazienti, un locale di risveglio e breve degenza post-operatoria con tre posti letto e altri locali di servizio per il personale sanitario come area lavaggio per i chirurghi e spogliatoio; in tutto circa 100 metri quadri di superficie. Costruita in Inghilt

Circa 599 infermieri in Abruzzo sono pronti ad andare in pensione anticipata approfittando della clausola di “quota 100”, con l’effetto di rendere ancora più pesante la già grave carenza di personale sanitario nelle Asl, che rischia di portare a un “buco” stimato in 2.482 unità, pregiudicando ulteriormente la sicurezza delle cure per i cittadini. Secondo i dati elaborati dal centro studi FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) alla vigilia della giornata internazionale dell’infermiere, in Abruzzo il fabbisogno rischia di salire a 155,93 professionisti sanitari mancanti ogni 100.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 126. “La sanità non funziona senza infermieri” è lo slogan per le celebrazioni di domani: in Abruzzo la giornata internazionale dell’infermiere arriva a poche settimane dall’approvazione in Giunta regionale dei programmi obiettivo delle quattro Asl, finanziati in sede di Conferenza Stato-Regioni con risorse vincolate pari a 27 milioni di euro del Fondo sanitario nazionale, e dall’approvazione della delibera che introduce e disciplina uno strumento di monitoraggio del personale in servizio nelle aziende sanitarie abruzzesi. Gli obiettivi di carattere prioritario e di carattere nazionale sono contenuti in varie linee progettuali: multicronicità, promozione dell’equità in ambito sanitario, terapia del dolore e sviluppo delle cure palliative e terapia del dolore in area pediatrica, supporto al piano nazionale della prevenzione, tecnologia sanitaria come integrazione ospedale-territorio. “Si tratta di provvedimenti importanti – spiegano, in rappresentanza degli oltre 11 mila infermieri abruzzesi, i presidenti dei quattro Ordini provinciali delle professioni infermieristiche di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo Giancarlo Cicolini, Maria Luisa Ianni, Irene Rosini e Cristian Pediconi – che non possono però non tenere conto delle urgenze più volte segnalate alle istituzioni regionali in termini di assistenza sul territorio”.(SEGUE). Nel dettaglio, secondo le stime del centro studi FNOPI, sono 1.996 gli infermieri in Abruzzo che, al 31 dicembre 2018, hanno maturato i requisiti previsti da“quota 100”: di questi la Fnopi valuta che 599 potrebbero effettivamente usufruirne, ovvero il 59,11% del personale sanitario (compresi medici e altre figure) considerati in uscita nei prossimi mesi. A questi si aggiungono 481 pensionamenti ordinari, per raggiunti limiti di età a fine dicembre 2018, che si vanno a sommare alla “strutturale” carenza di 1.452 infermieri rispetto alle reali esigenze dei cittadini. Di questi ultimi ne mancano 719 necessari sul territorio per l’assistenza alle persone fragili (non solo anziani, ma anche malati cronici, non autosufficienti e altri pazienti che necessitano di una gestione sanitaria costante) e altri 733 infermieri secondo i parametri per le dotazioni organiche fissati dall’Unione europea e che l’Italia e soprattutto l’Abruzzo non rispettano. “Non si tratta – aggiungono Giancarlo Cicolini, Maria Luisa Ianni, Irene Rosini, Cristian Pediconi – di un problema solo degli infermieri, ma riguarda tutti i cittadini in termini di sicurezza, assistenza e accessibilità alle cure. Si assiste inoltre a un aumento esponenziale della spesa privata per l’assistenza e le cure da parte dei cittadini. Le famiglie abruzzesi risultano terze in Italia per tasso di impoverimento causato dalle spese sanitarie out of pocket. Un fenomeno che a livello nazionale colpisce oltre 300.000 famiglie, mentre l’Abruzzo partecipa con circa 15.000 famiglie finite al di sotto della soglia di povertà per pagare le spese sanitarie. Emerge quanto sia necessario un cambiamento di rotta, che deve vedere l’applicazione di nuovi modelli organizzativi (infermiere di famiglia, ospedali di comunità, ambulatori infermieristici) già realizzati in altre regioni con ottimi risultati in termini di assistenza e accessibilità alle cure. Il 17 dicembre 2018 il MIUR ha dato l’ok alla proposta di modificare gli indirizzi formativi degli infermieri. Oggi gli infermieri sono presenti all’Istituto superiore di sanità, sono professori associati nelle università, sono dirigenti, direttori e stimati professionisti ed è per questo che nella nostra Regione non vogliamo rimanere indietro. Desideriamo che i cittadini possano beneficiare di un sistema e di un nuovo modo di fare sanità che includa e coinvolga chi può fare molto per loro, in un lavoro che sia di reale integrazione e collaborazione fra tutti i professionisti sanitari nel rispetto naturalmente delle competenze e delle responsabilità di ognuno”. (ANSA)

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