Quando muore un giornale

Quando muore un giornale, sia esso di carta o digitale, nazionale o locale è sempre una sconfitta. Un lutto che lascia orfani di libertà. Il giornalismo, come la medicina, non è solo una professione, ma una missione sociale. O almeno dovrebbe esserlo. Per questo motivo un editore privato, che ne fa un’impresa a scopo di lucro, non può dare vita ad un giornale libero. Certo un giornale costa, chi ci lavora ha diritto al suo stipendio, ma non è (non dovrebbe essere) un mezzo attraverso il quale fare guadagni o almeno no solo quelli. Dovrebbe essere un servizio sociale indispensabile alla comunità. La libertà di un popolo si misura anche dalla libertà e dalla pluralità della sua stampa, nazionale ma soprattutto locale. È il territorio la sede della vita civile, il luogo delle storie, delle vite vissute e raccontate. È l’insieme di queste micro realtà che dà corpo allo Stato. Se abbiamo, oggi , l’opportunità di sapere che un panda è nato in cattività in Cina, dobbiamo avere anche l’opportunità di sapere quello che accade nel condominio di fronte. Ci sono realtà solo apparentemente piccole che invece evocano situazioni globali. Nel piccolo si annidano le cellule dei macro sistemi e oggi, in piena pandemia, ne siamo tutti consapevoli.

Cosa ha portato al decadimento di questo contesto? Perché il giornalismo, in special modo quello locale, ha perso la sua autorevolezza, l’importanza fondamentale che la Costituzione gli riconosce e garantisce? Perché il giornalismo non è più una funzione sociale ed è diventato un lavoro mercenario, sfruttato, sottopagato, vilipeso?

Ad ognuno le proprie responsabilità, certo. Sarebbe opportuno, oggi che siamo davanti a questo inconfutabile declino, una riflessione seria, soprattutto fra chi ne vive. Giornalisti, Ordine professionale, editori. Ognuno dovrebbe fare un esame di coscienza. Dove la strada si è rotta, dove si è creata la deviazione, cosa si può e soprattutto si deve fare per restituire a questo lavoro il ruolo che gli compete e per cui è nato. Il ruolo sancito dalla Costituzione, la sua imprescindibile missione sociale. Questo tragico 2020 ci ha insegnato, in modo crudele e brutale, che scelte ottuse alla fine provocano morte. Così come la Sanità non può, non deve, e non avrebbe mai dovuto, essere gestita come un’Azienda privata a scopo di lucro, così la Stampa deve recuperare la dignità che merita il suo ruolo, la sua missione di tutela e difensore della Libertà. Di tutti, come la salute.

di Mira Carpineta

 

Read Previous

Chiusura redazione “Il Centro”, il PD esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori

Read Next

VIDEO | Covid, in arrivo anche a Sant’Omero i test drive-in presso lo stadio. Sale il contagio (+3)