TERAMO – “Quella citazione di Coluccio Salutati, è particolarmente preziosa, quella di ‘non chiudersi nella solitudine’, di non rifugiarsi nella solitudine propria, è una sorta di messaggio a evitare chiusure dei propri confini personali, locali, nazionali, culturali, che è preziosa nel momento che attraversiamo in tutta la comunità internazionale”. Lo ha sottolineato nel suo discorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto stamattina all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Teramo.

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Al termine, il Rettore Dino Mastrocola ha dichiarato aperto l’anno accademico 2019/2020.

Questo l’intervento completo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2019/2020 dell’Università degli Studi di Teramo:

Desidero rivolgere un saluto cordialissimo a tutti i presenti, al Ministro, al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, al Sindaco e, attraverso di lui, ai suoi concittadini, al Sindaco de l’Aquila, ai sindaci presenti, con un saluto per i loro concittadini.

Vorrei salutare in maniera particolarmente intensa il mondo accademico di Teramo, il Rettore che ringrazio per l’invito, il Rettore emerito, il Corpo accademico, gli studenti e il personale che opera in questo Ateneo.

Un saluto ai Rettori di altri Atenei presenti.

Ringrazio il Rettore per l’invito ad essere presente in questa occasione di inaugurazione dell’Anno accademico di questo Ateneo che ha delle specifiche caratteristiche che gli conferiscono un ruolo nel panorama accademico del nostro Paese.

Poc’anzi il Ministro, aprendo la serie di interessanti riflessioni che abbiamo ascoltato, ha posto l’accento sul rapporto indispensabile tra università e società in cui essa è inserita. Mi sembra che questo sia emerso con costante chiarezza durante gli interventi che abbiamo ascoltato.

Il Magnifico Rettore, nella sua relazione, ci ha offerto un quadro completo e coinvolgente di questo Ateneo e ha sottolineato l’attitudine alla collaborazione internazionale che si inserisce in quello che ha definito un carattere di questa Università come comunità aperta e inclusiva, che si svolge e può esprimere questo ruolo per la passione, cui ha fatto cenno il Rettore, come elemento indispensabile per l’impegno che qui si spiega.

E, su questa linea, questa passione è emersa negli interventi che vi hanno fatto seguito. La dottoressa Testa ha parlato di una comunità, di una scuola di ideali e di valori; ha anche fatto riferimento all’importanza della cultura come elemento essenziale della democrazia, sottolineando che questa vacillerebbe se la cultura venisse a mancare.

Poc’anzi il dottor Pipitone – ho appreso che è mio conterraneo – ha sottolineato l’importanza della solidarietà, rimarcando il ruolo importante che svolge in questo Ateneo la radio universitaria, voce degli studenti, e formulando un bel ricordo di Antonio Megalizzi.

Sulla stessa linea di passione civile, la dottoressa Ramal-Sanchez poc’anzi ha fatto un complimento a questo Ateneo, dichiarando di trovarsi in un ambiente aperto ed europeo; ha anche richiamato il valore della ricerca che, come ha ricordato, vede momenti di delusione e di sconforto, ma vede anche risultati che rimangono perenni.

D’altronde, un abruzzese di molto tempo fa, Ovidio, se non ricordo male, aveva scritto che nulla ha valore se privo di difficoltà. E difficoltà Ovidio ne ha avute, per la verità, nel corso della sua vita.

Tutto questo richiama all’importanza del rapporto con la società, che è emerso dall’intervento della dottoressa Serpietri, sugli ambiti di sfida ancora aperti per le pari opportunità fra i generi.

Questo succedersi di interventi ha sottolineato quanto sia, in questo Ateneo, percepita l’esigenza, l’importanza del rapporto tra Università e società in cui essa è inserita.

Vorrei inoltre ringraziare molto il professor D’Amico per la sua davvero interessantissima, e personalmente coinvolgente, prolusione e per i tanti motivi che andrebbero richiamati, ma mi limito a due. La citazione di Coluccio Salutati è particolarmente preziosa: di non chiudersi nella solitudine, di non rifugiarsi nella solitudine propria. È una sorta di messaggio a evitare chiusure nei propri confini: personali, locali, nazionali, culturali. La citazione è preziosa nel momento che attraversiamo in tutta la comunità internazionale.

L’altro elemento che il Prof D’Amico ci ha proposto, partendo dall’alternativa tra Genovesi e Adam Smith, tra economia civile ed economia politica, sottolinea che, per una lunga, lunghissima stagione, l’economia politica ha via via perduto, sovente, il rapporto con l’etica. Stranamente, considerato che gli studi erano partiti, anche per Adam Smith, dalla filosofia morale.

Ed è una condizione che abbiamo visto contrassegnata dal primato della redditività, diciamo dalla logica dell’azionista che generalmente, con qualche eccezione, pensa soltanto al profitto, cui si è aggiunta la logica del manager che pensa al successo professionale, anche in competizione con gli altri manager.

Questo carattere è stato dominante per tanto tempo; è stato posto un po’ in crisi da qualche tempo, anche dalle riflessioni di alcune guide, di alcuni leader di grandi gruppi finanziari che si rendono conto di come questo abbia creato problemi all’equilibrio complessivo, anche economico.

Ma quello che il professor D’Amico ha detto è particolarmente importante perché ci ha mostrato come sia il progresso, e la nuova condizione che si sta realizzando e si profila sempre di più, a imporre un recupero di profilo di umanità e di rapporto con l’etica per quanto riguarda l’economia. Perché la creatività richiesta dalle nuove condizioni in cui si esplicano le attività economiche comporta naturalmente questo recupero.

E ascoltare che questo recupero è frutto dei tempi che si annunziano è confortante e consente di guardare al futuro con fiducia.

Come ha detto il dottor Pipitone, questo Ateneo può guardare fiducioso al futuro. E’ questo l’augurio che rivolgo con quello di buon Anno accademico.