Riportare l’Università in centro storico? E se fosse la soluzione?

TERAMO – Nel corso di una trasmissione televisiva l’assessore Maurizio Verna ha rilanciato il progetto delle cabinovia di collegamento tra centro cittadino e polo universitario di Colleparco, affermando che occorre riflettere sulla possibilità di riportare la sede universitaria nel centro storico, destinando ad altri usi gli edifici che, attualmente, ospitano l’ateneo teramano. Questo renderebbe inutile spendere 10 milioni di euro per una struttura di collegamento, soldi che potrebbero essere investiti nel potenziamento delle strutture da collocare in città. Un’idea non nuova che, però, assume particolare rilevanza in un momento storico favorevole all’attuazione di progetti strategici che ridiano al Capoluogo il suo ruolo di centralità.
Il progetto di recupero dell’ex struttura manicomiale (i cui finanziamenti si spera siano presto ripristinati); la realizzazione dello studentato in viale Crucioli, nella struttura dell’ex ospedale, già adibita, in passato, ad università; la presenza, in città, di diversi contenitori di proprietà pubblica, da recuperare con i fondi della ricostruzione e/o con altri fondi, e che necessitano di una rifunzionalizzazione per avere nuova vita e possibilità di avere una sostenibilità, non solo gestionale; sono tutti elementi che depongono a favore di un ampio progetto di ricollocazione delle strutture dell’Università degli Studi di Teramo all’interno del tessuto storico della città.
Sul riutilizzo dell’attuale sede arriva l’idea di Marco De Siati, dinamico gestore della pagina facebook “Osservatorio Teramano”, che propone di collocarvi la sede del Tribunale, ormai costretta negli inidonei locali di Porta Madonna. L’attuale edificio del Tribunale, opera di architettura moderna progettata dall’Architetto Gianfranco Caniggia, mai troppo apprezzata dai teramani, poco abituati all’architettura contemporanea, potrebbe diventare la sede del Rettorato, ed i vicini uffici finanziari, in parte svuotati dall’afflusso del pubblico vista la digitalizzazione dei servizi erogati, potrebbero trovare anch’essi ubicazione in quel di Colleparco, liberando ulteriori spazi da dedicare alla didattica e alla ricerca universitaria.
Ma gli edifici che, a Teramo, potrebbero ospitare uffici, aule e laboratori universitari, oltre a servizi per gli studenti e non solo, non mancano. Dall’ex sede della Provincia di Piazza Garibaldi, all’ex sede del Consorzio Agrario di viale Mazzini, passando per la struttura del Regina Margherita, da anni in abbandono, e l’ex ospedaletto di corso Porta Romana, ormai in rovina, e ancora gli edifici scolastici del centro storico, che potrebbero non trovare più utilità nell’uso scolastico con la costruzione di un polo dell’istruzione nell’area dell’ex stadio. Tanti sono i contenitori, vuoti da anni o sottoutilizzati, che potrebbero formare una struttura di ateneo diffusa, rendendo, finalmente, Teramo una città universitaria e della cultura, con spazi per studenti e professori ma anche per i cittadini, le associazioni, gli enti del territorio.
Una contaminazione tra destinazioni residenziali, terziarie e culturali che potrà rivitalizzare il nostro centro storico e, con esso, l’intera città, prevedendo collegamenti, anche con mezzi pubblici e percorsi pedonali e ciclabili, con gli altri punti di interesse della città (impianti sportivi, uffici, zone residenziali) e del suo immediato hinterland (Piano d’Accio, San Nicolò, quartieri periferici e frazioni), e con l’intero territorio provinciale.
Insomma, recuperare il senso di Interamnia Urbs, ridando significato, ed attrattività, all’insediamento storico, con benefici per tutta l’area urbana e sub urbana. Un’utopia? In questi giorni si discute, in diversi tavoli, istituzionali e non, del destino della nostra città. Quale futuro si pensa per Teramo capoluogo? Quale ruolo si vuole che abbia nel contesto provinciale e regionale? Che vocazione ha la nostra città nel panorama socio-economico-culturale abruzzese?
Forse, nel dare risposta a queste domande, capiremmo che è arrivato il tempo di riconquistare, con i fatti e non con le parole, il ruolo di città capoluogo e che rafforzare il ruolo di Teramo rafforzerebbe anche tutta la provincia, da troppo tempo relegata a Cenerentola della regione. Speriamo, quindi, che l’idea lanciata dall’assessore Verna si concretizzi, presto, in progetti, richieste di finanziamenti, piani, strategie. Perché il treno dello sviluppo sta passando adesso; arrivare tardi significherebbe rimanere al capolinea per decenni.
di Raffaele Di Marcello

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