Popolare Bari, capitale presumibilmente perso: si pensa al ristoro degli azionisti

ROMA – Un capitale di 442 milioni di euro, diffuso fra circa 70.000 piccoli azionisti della Popolare di Bari, che “si deve presumere sia stato perso”. Con rischi anche per i sottoscrittori di bond subordinati pari a 291 milioni.

A far luce sulle probabili conseguenze della ristrutturazione dell’istituto barese, commissariato a dicembre dopo essere sceso al di sotto dei minimi patrimoniali, è il presidente della Consob Paolo Savona, sentito dalla Commissione Finanze della Camera sul decreto con cui il governo punta a creare una banca d’investimento per il Mezzogiorno, e colmare il gap di una parte del paese dove il credito è più difficile e più costoso, facendo leva sul Mediocredito centrale. L’obiettivo del piano industriale, atteso per aprile dopo la due diligence cui lavorano i commissari straordinari Antonio Blandini ed Enrico Ajello, è la trasformazione in spa e una ricapitalizzazione da 1,4 miliardi di euro, con un contributo del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) che arriverà fino a 700 milioni di cui 310 già impegnati a dicembre e uno di Invitalia tramite Mcc. Bankitalia, rappresentata nella stessa audizione dalla vice direttrice generale Alessandra Perrazzelli, auspica che entrino soggetti esterni: “altre banche del territorio, investitori non bancari, partner industriali” e i commissari “sono già al lavoro per individuare controparti interessate“. Occorre infatti che nel salvataggio della Bari entrino capitali privati e sia definita la copertura delle perdite pregresse – che presumibilmente cadranno in buona parte sul Fitd – dal momento che Mcc non potrà farvi fronte essendo soggetto di diritto pubblico.  Oltre alle perdite prevedibili per la dismissione a sconto degli Npl, e per la probabile revisione delle rettifiche fatte dal precedente management accusato da più parti di maquillage contabile, l’aumento di capitale servirà a riportare in linea con i criteri europei il capitale di vigilanza, tuttora ai minimi, con un impatto sugli azionisti già scesi sul piede di guerra per le modalità con cui furono collocate azioni e bond subordinati al pubblico retail. “Andranno comunque individuate forme di ristoro per i casi di comportamenti scorretti registrati durante gli ultimi aumenti di capitale“, ha spiegato Perrazzelli – di Domenico Conti, ANSA

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