Il Ministro della Scuola, Lucia Azzolina, continua a sfoggiare con apparente serenità, un sorriso rosso giungla nonostante l’euforia per la sua nomina debba essere notevolmente scemata alle prese con l’emergenza del secolo. E con una “sicurezza” fondata sui bollettini della protezione civile “è pronta a riaprire le scuole in piena sicurezza” per il prossimo anno scolastico.

In che modo? “ci stiamo lavorando” ripete ad ogni occasione, restìa a spoilerare il finale. La didattica a distanza ha mostrato molte peculiarità ma anche notevoli handicap. Vabbè era un’emergenza. Ma dopo 4 mesi di emergenza e altri 3 ancora da venire, qualcosa bisogna cominciare a buttare in pentola. Così lo sforzo (anch’esso poderoso, come piace al Governo) di tante menti esperte ha prodotto soluzioni a metà strada tra la fantascienza e la surrealtà.

Dopo i bambini in provetta avremo i bambini dietro il plexiglass, inscatolati come tanti pupazzetti in vetrina, con buona pace di tutta la scienza pedagogica, formativa e didattica.

Una volta c’era il grembiulino, a settembre andranno a scuola bardati come Rambo, mascherine, pannelli ed elmetti con visiera parastarnuto, à la guerre comme à la guerre, insomma.

Immaginare bambini dell’asilo, in cui il contatto fisico e visivo è imprescindibile per vincere le paure del primo giorno, per avere rassicurazioni e consolazione nel pianto, che trovano maestre di cui potranno scorgere a malapena gli occhi (quelli senza occhiali ovviamente), è davvero impensabile.

Ancora più inquietante è il dubbio che le menti che hanno concepito tali regole siano competenti abbastanza in materia di pedagogia e formazione. Infine il ministro dell’istruzione, una donna per di più, che pare non abbia trovato, in queste soluzioni, le lampanti obiezioni che ne scaturiscono.

Per citare un filmetto degli anni 80, dietro il plexiglass, niente proprio.

 

di Mira Carpineta