La bicicletta può salvare il mondo? No, ma può aiutare

Ai tanti spettatori del Festival di Sanremo non sarà sfuggita la pubblicità della Regione Marche dove il campio di ciclismo Vincenzo Nibali pubblicizza le attrattive cicloturistiche della nostra confinante.

L’Abruzzo, all’avanguardia con il progetto Bike to Coast nella realizzazione di infrastrutture ciclistiche, ha perso sempre più terreno mentre le Marche, dapprima diventando capofila del progetto Ciclovia Adriatica (ciclovia nazionale che unisce Chioggia con il Gargano), e poi finanziando, a sua volta, il suo tratto di ciclabile costiera e una serie di percorsi per biciclette verso le zone interne, (investendo oltre 46 milioni di euro) stanno diventando un riferimento nazionale.

Eppure, da noi, di esempi virtuosi non ne mancano.

La già citata Bike to Coast, nata da un’intuizione dell’allora assessore regionale Di Dalmazio (su sollecitazione di diverse associazioni, FIAB in testa), e portata avanti, seppur a tozzi e bocconi (affidando la progettazione, originariamente destinata alle Province, ai singoli Comuni), dalla successiva Giunta D’Alfonso; progetto che comprende anche il tracciato della Ciclovie dei Trabocchi, progetato dalla Provincia di Chieti.

La legge urbanistica sulla mobilità ciclistica, n. 8 del 2013, scritta dal sottoscritto e promossa dall’allora consigliere regionale Ruffini; testo ampiamente rimaneggiato in fase di approvazione ma preso a riferimento per altre leggi regionali analoghe e per la legge nazionale 2 del 2018.

Il trasporto gratuito delle biciclette sui treni; misura ampiamente perfettibile ma che ha costituito un punto fermo per incentivare l’intermodalità e i trasporti alternativi all’auto privata, fortemente voluto dall’allora consigliere regionale Acerbo sulla spinta della FIAB e di altre associazioni.

I diversi progetti per incentivare la mobilità casa-scuola e casa-lavoro (citiamo il bicibus di Giulianova e il progetto MO.VE.TE. dell’ADSU).

La recentissima Delibera di Giunta Regionale n. 72 del 3 febbraio scorso, che crea il marchio “Abruzzo Bike Friendly“, istituzionalizzando una serie di parametri che permettono alle strutture turistiche di accogliere i turisti in bicicletta.

Sicuramente ne dimentico molte altre (anche perchè non esiste, seppur sia stata richiesta a gran voce da tutte le associazioni partecipanti ad un tavolo di lavoro – istituito dalla precedente Giunta Regionale, grazie all’allora assessore Pepe e, ahimè, convocato solo un paio di volte – un sito web che raccolga tutte le politiche regionali e locali in materia), ma quel che manca nella nostra Regione è una visione comune, e condivisa, che porti ad una strategia volta a rendere il territorio bike friendly, cioè, per dirla in italiano, accogliente per i ciclisti, siano essi turisti o residenti che vogliano utilizzare il mezzo per recarsi a scuola, a lavoro, o per le altre esigenze della vita.

Rimane in un cassetto la bozza di piano regionale della mobilità ciclistica, redatto dalla Regione in collaborazione con le Province e l’Università D’Annunzio, seppure sia previsto sia dalla LR 8/2013 che dalla L 2/2018. Rimangono in un cassetto i progetti di collegamento tra la ciclovia Adriatica e i territori interni, tra i quali quelli presentati dalla Provincia di Teramo sotto la presidenza Di Sabatino (le prime bozze furono già predisposte sotto la Giunta Catarra), e originariamente finanziati dal Masterplan Abruzzo, finanziamenti poi stornati per opere di manutenzione della rete viaria provinciale.

Eppure, nonostante i più pensino che chi usa la bicicletta sia solo un soggetto che abbia tempo da perdere, intralciando, sulle strade, la veloce percorrenza di chi, al contrario, viaggia per lavorare (e qui mi aspetto i commenti del tipo “i ciclisti devono andare in fila indiana”; “invece di perdere tempo con le ciclabili aggiustate le strade”; “ci sono problemi più importanti da risolvere”; e chi più ne ha più ne metta), studi ed esperienze nazionali ed internazionali dimostrano che la bicicletta è un utilissimo strumento di sviluppo dei territori.

Strumento che non sfugge a chi, senza preconcetti e con cognizione di causa, ne ha colto le potenzialità, sia dal punto di vista turistico che dal punto di vista urbanistico e di pianificazione del territorio, con ricadute anche in campo ambientale. Strumento che, in Europa, muove oltre 50 miliardi (si MILIARDI) di Euro, solo come indotto turistico, oltre ad apportare benefici ambientali, sociali ed economie in tutti i settori produttivi.

Strumento che, però, per essere efficacemente utilizzato ha bisogno di politiche, e di azioni, ben studiate e coordinate.

Una di queste azioni, per la nostra provincia, è la realizzazione di collegamenti tra la ciclovia adriatica e le zone interne, tra i quali, uno dei più importanti, è quello della Ciclovia del Tordino.

Il prossimo completamento della ciclovia costiera adriatica (finanziato nell’ambito della rete delle ciclovie turistiche nazionali) che collegherà il Veneto alla Puglia, porterà un numero considerevole di cicloviaggiatori nella nostra Regione. La ciclovia già esistente, opportunamente implementata, favorirà anche gli spostamenti quotidiani sulla costa, in abbinamento al treno (sperando che Trenitalia comprenda l’importanza di tale sistema di intermodalità).

Realizzare un’infrastruttura che permetta, in un’ora o meno, di raggiungere in bicicletta la città capoluogo dalla costa, e viceversa, collegando diversi punti di interesse (lo stadio, il centro commerciale e l’università di Piano d’Accio; i centri urbani di Mosciano Stazione, Bellante Stazione, S.Nicolò a Tordino; le zone industriali della vallata; ecc.), porterebbe nuova linfa ad un territorio che necessità di nuove idee per non perdere di appetibilità per chi vuole abitare, e lavorare, nelle nostre zone interne.

Con il costo di un paio di km di terza corsia autostradale si realizzerebbe un’infrastruttura importante, affiancata a quella ferroviaria (anche questa da potenziare) e intermodale con quest’ultima. Lo studio di fattibilità, dal quale partire, esiste. C’è bisogno della volontà politica.

La proposta della realizzazione del tratto fino a S.Nicolò è stato recentemente rilanciato dal gruppo consiliare Italia Viva del Comune di Teramo, che ha richiamato il programma elettorale dell’attuale Sindaco. Il Sindaco di Giulianova ha nel suo programma la realizzazione del tratto dal Lido fino a Colleranesco. Sediamoci intorno ad un tavolo e lavoriamo insieme.

 

di Raffaele Di Marcello

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