VIDEO e FOTO | Teramo, conclusi lavori restauro mosaici Madonna delle Grazie: entro 2021 intervento poderoso da un milione

TERAMO – Conclusi a Teramo i lavori del I lotto di riqualificazione del sito archeologico di Largo Madonna delle Grazie, quelli relativi al restauro e alla conservazione dei mosaici affidati dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Abruzzo, alla ditta Sergio Salvati s.r.l. di Roma, per un importo complessivo di 87.000 euro, dei quali 35.000 finanziati con l’Art bonus.

Il progetto rientrava tra quelli finanziati dal Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo nell’ambito dell’Art Bonus, la legge 106 del 29/7/2014 che prevede il sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale. All’importo stanziato dal MiBACT si sono aggiunti le erogazioni liberali di 30.000 euro della Fondazione TERCAS e 5.000 euro dell’impresa Cingoli Nicola & Figlio S.r.l.

I lavori, iniziati il 3 giugno e ultimati il 31 luglio, sono stati illustrati questa mattina dalla Soprintendente Rosaria Mencarelli, dal Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, dall’Assessore alla Cultura Andrea Core, dal vice Presidente della Fondazione TERCAS Marino lommarini, da Giuseppe Cingoli e dall’impresa Salvati.

ASCOLTA L’ASSESSORE ANDREA CORE

Gli ambienti con pavimentazioni e intonaci dipinti decorati sono protetti con un’alta copertura in acciaio dai prospetti liberi. Manutenzione ordinaria e fruizione sono curate
dall’Amministrazione Comunale con la supervisione della SABAP-ABR.

“Grazie a questa legge – precisa la Soprintendente Rosaria Mencarelli- all’importo stanziato dal MIBACT si sono aggiunti le erogazioni liberali di 30.000 euro della Fondazione TERCAS e 5000 euro dell’impresa Cingoli Nicola & Figlio srl. L’intervento di restauro conservativo ha riguardato le tre superfici pavimentali di cocciopesto decorato e la loro valorizzazione, attraverso elaborazioni di modelli scientifico-virtuali per favorire l’immediata ed efficace comprensione dei fatti materiali del complesso abitativo e, in particolare, dei sistemi decorativi. L’intervento di restauro e reintegrazione dell’immagine, oltre a ristabilire una normale e idonea continuità strutturale tra le parti, ha definito il ripristino ambientale tra elementi costruttivi, superfici e apparati decorativi testimonianza fisica della storia, gusto e cultura del tempo. L’area archeologica è localizzata nel sagrato del Santuario di Madonna delle Grazie, nel centro storico di Teramo; fu indagata e scavata nei primi anni novanta del secolo scorso e nel 2000 fu inaugurato il piccolo parco archeologico della domus romana. L’area archeologica è recintata e resa fruibile al pubblico mediante percorsi attrezzati e passerelle-ponte che permettono di visitare da vicino tutti gli ambienti riportati alla luce”.

ASCOLTA ROSARIA MENCARELLI E SERGIO SALVATI

Committente: Soprintendenza ABAP-ABR; Ditta Esecutrice: Sergio Salvati S.r.l.; R.U.P.: Funzionario Architetto Emanuela Criber; Progettista e Direttore Lavori: Funzionario Archeologo Vincenzo Torrieri; Progettazione Esecutiva, CSP, CSE: Arch. Letizia Piombini; Collaboratori tecnici: Funzionari Tecnici Mario Apolloni ed Enrico Saraullo.

Le pavimentazioni in battuto con disegno geometrico, oggetto dell’intervento di restauro, fanno parte di un complesso struttivo rilevante ai fini della comprensione della topografia antica di Interamnia (o Interamna) Pratetut(t)iorum, Città di Teramo, e rappresentano, raccontano, livelli culturali davvero straordinari per una Comunità di Provincia, quella Pretuzia, conquistata dai Romani agli inizi del III sec. a.C. L’abitato continuerà a vivere fino a quando, probabilmente appena dopo la Guerra Sociale, sarà strutturata la Città secondo le regole ippodamee e diverrà Municipio di Roma. E’ proprio in questo momento, tra II e I a. C., che vanno inquadrate cronologicamente le tre pavimentazioni realizzate con battuto di cocciopesto (opus signinum) con raffinati disegni geometrici di cultura, gusto e moda di quella propaganda tardo repubblicana, diffusa in ogni angolo delle Province conquistate. I motivi decorativi dei signini, realizzati dallo stesso pictor musivarius, sono disegnati con linee e cerchi ottenuti con l’inserzione di tessere bianche di calcare, ad imitazione dei tappeti di tradizione orientale, riproposti in ambiti classico-ellenistici. Il motivo geometrico di base è quello delle losanghe racchiuse in un’ampia cornice a meandro continuo. Due pavimenti, tra i tre proposti, sono valorizzati dal motivo centrale a losanga inscritto in un grande cerchio a tutto campo, a doppia bordatura, racchiuso da una cornice con meandro di svastiche correnti, alternate e modulate da quadrati di raccordo. La sostanziale differenza tra i due disegni e rappresentata dal motivo decorativo angolare che riequilibra, connota e impreziosisce l’intera composizione geometrica e l’ambiente: quattro caducei contrapposti nel pavimento di dimensioni più grandi, quattro delfini nell’altro. Esempi simili di confronto li troviamo a Roma, Ostia, Pompei, Anzio, Siracusa, Solunto, S. Maria Capua Vetere, Los Ruices di Requena in Spagna, Cartagine.

L’intervento si è concretizzato con il restauro conservativo delle tre superfici pavimentali in battuto di cocciopesto con motivi geometrici disegnati a tessere calcaree bianche, il consolidamento di unità murarie e delle suspensurae di un ambiente ipocausto di terme private (calidarium), o balneum, consolidamento di superfici di intonaco dipinto in giacitura di crollo con stacco e ricollocazione delle crustae a finto marmo, che decoravano le pareti di uno degli ambienti più importanti dell’intero complesso, su unità murarie di terra cruda appositamente riscostruite. L’intervento minimo di ricostruzione di unità murarie di terra cruda, ai fini del riallettamento degli apparati decorativi parietali distaccati dalla giacitura di crollo, è da considerarsi sperimentale, pertanto reversibile in qualsiasi momento senza pregiudicare l’archeologia del sito. I gravi processi fisico-chimici di degrado degli intonaci dipinti, ancora a terra dopo quasi 25 anni dalla scoperta, potevano e dovevano essere fermati solo con un’azione decisa e risolutiva di distacco, sanificazione e consolidamento. I lacerti di intonachino decorato sono stati riposizionati su idonei supporti e reinseriti su unità murarie ricomposte di terra cruda. La parziale reintegrazione dell’immagine spaziale degli ambienti, con lacerti d’intonaco dipinto riposizionato su brevi tratti di parete, oltre a ristabilire la normale continuità fisica tra le parti, facilita la lettura e la comprensione del complesso struttivo pluri-stratificato. Con l’intervento di reintegrazione e parziale ripristino di uno degli ambienti più importanti, gli apparati decorativi delle pareti e dei pavimenti sono tornati a dialogare, offrendo l’opportunità di comprenderne e apprezzare le qualità cromatiche e
compositive, il gusto e la cultura della prima romanità. E’ stato rimosso il diffuso deposito superficiale di materiali organici e polveri provenienti dall’esterno delle coperture (aghi di pino, terriccio) che inibivano la leggibilità delle parti e innescavano fenomeni incontrollabili di degrado (proliferazione biologica), attacchi di biodeteriogeni (batteri, muschi e piante infestanti); disinfezione mediante applicazioni di biocida; ristabilimento della coesione nei casi di disgregazione e impoverimento delle malte e dei massetti
pavimentali; sono stati sanati e risarciti fessurazioni e fratturazioni delle superfici pavimentali dovuti a fenomeni di dilatazione termica; pulitura meccanica delle superfici pavimentali e chimica con applicazioni di ammonio-carbonato è stato risolto l’annoso fenomeno dello stillicidio di acque meteoriche sui pavimenti a causa di perdite della copertura che innescavano processi di degrado dei materiali costruttivi con decoesione e perdita; stacco degli intonaci dipinti dalla giacitura di crollo con applicazioni di bendaggio di sostegno e protezione con velatino di garza, livellamento e consolidamento, trasferimento del manufatto su nuovo supporto leggero, tipo sandwich, su supporto sintetico a nido d’ape (aerolam), riposizionamento dell’intonaco in giacitura originaria su porzioni ricomposte di unità murarie di terra cruda. Pulitura meccanica dell’ambiente ipocausto del balneum con consolidamento superficiale attraverso assorbimento di silicato di etile.

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