La finta ed atavica trasparenza di chi gioca tra gli equivoci

Non mi piace la trasparenza che tale non è; non mi piacciono le prese in giro “eleganti”, che non aggirano le norme imposte dalla “trasparenza” ma che, all’atto pratico, lo fanno con sistematicità. In fondo è sufficiente pubblicare l’appalto di una gara qualsiasi in un sito istituzionale per poi, in qualche maniera, aggirarne i contenuti, puntando sui “limiti” altrui (quindi nostri, che non riusciamo a stare dietro a questi aspetti come dovremmo) e nella propria “scientificità”, scrivendo poche righe non si sa dove… tanto per rispettare i termini del “dovuto”. Credo sia molto più corretto, al contrario, fare delle distinzioni, entrando nei temi di questo o di quell’evento. A chi compete la diffusione? A chi vince la “gara non gara” a prescindere, o a chi, essendone a conoscenza, avrebbe migliori requisiti? Certo è che non bisogna fare della propria “scientificità” una forza: basterebbe, infatti, contattare direttamente le referenze, anche con una quindicina di semplici pec (televisioni, radio, siti-web, quotidiani e periodici, anche free-press) e tutto sarebbe più giusto e davvero “trasparente”. Vedrete che, in tal caso, nessun dirigente si sentirà in dovere, non avendo ricevuto adesioni per i motivi esposti, di alzare la cornetta e di comporre un numero telefonico gradito. Adesso basta!

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