Teramo, il 7 febbraio incontro conclusivo della “Staffetta della memoria della Shoah delle nuove generazioni”

TERAMO – Ha coinvolto circa 1.600 studenti e studentesse la “Staffetta della memoria della Shoah delle nuove generazioni” organizzata dal centro”H. Arendt” per non dimenticare, per trasmettere e diffondere alle nuove generazioni la memoria della deportazione e dell’uccisione di milioni di ebrei nei lager nazisti; e insieme a loro zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici. La Staffetta, inaugurata il 15 gennaio scorso all’ Università di Teramo, si concluderà, sempre all’Università, il prossimo 7 febbraio. Alle ore 10.00, nella Sala Conferenze del Polo Didattico “G. D’Annunzio”, le studentesse e gli studenti delle scuole medie superiori e dell’università incontreranno lo scrittore Paolo Di Paolo in  conversazione su” Primo Levi e Piero Gobetti” insieme a Eugenio Murrali, giornalista, e  l’attrice Ottavia Orticello che leggerà “La Madonna Sistina” di Vasilij Grossman. Ospite d’eccezione, la scrittrice  Dacia Maraini aprirà e chiuderà  l’incontro con le letture delle poesie di Edith Bruck, tratte dalla raccolta “Versi Vissuti”,eum,  e di alcuni brani del suo romanzo “Il treno dell’ultima notte”, Rizzoli. Porterà i saluti il Magnifico Rettore Dino Mastrocola, introdurrà Guendalina Di Sabatino presidente del centro “H. Arendt”.

Sarà una conversazione densa e appassionata quella tra Eugenio Murrali e Paolo Di Paolo, fuoriclasse della parola scritta, che si è concentrato sulla forza intellettuale e sulla giovinezza di Gobetti e Levi, cercando una via narrativa al racconto della loro vita. E’ uscito in gennaio il libro rivolto alle nuove generazioni “Primo Levi. La chimica delle parole”, La Nuova frontiera Junior. In questo volume, il giovane scrittore ricostruisce la personalità umana e letteraria di Primo Levi: gli studi universitari e il lavoro da chimico, la passione per l’alpinismo e l’impegno politico, la scrittura, la deportazione, la popolarità.  Un ritratto che ci svela quanto Primo Levi sia attuale e necessario oggi, così come la figura di Piero Gobetti, al quale Paolo Di Paolo ha dedicato nel 2013 il romanzo Mandami tanta vita, Feltrinelli (finalista Premio Strega), e,  nel 2016,  la curatela dell’antologia Avanti nella lotta, amore mio! Scritture 1918-1926L’ intensa opera ripropone all’attenzione dei giovani e della società italiana il ventenne di genio fondatore di riviste,  studioso e animatore editoriale che pubblicò, tra il molto altro, la prima edizione di “Ossi di seppia” di Montale. Gobetti, che visse la sua breve vita all’insegna delle battaglie politiche e di una passione insopprimibile per la poesia e per l’arte, pur essendo un liberale, fu molto vicino all’ “Ordine Nuovo” di Antonio Gramsci. Importante esponente politico del Novecento, antifascista, duramente picchiato dagli squadristi a Torino nel ‘25, lasciato esanime sulla porta di casa, mai più riavutosi dalle ferite invalidanti, morì esule a Parigi nel febbraio del 1926, a 24 anni, lasciando la moglie Ada Prospero e il neonato figlio Paolo.

Nel corso dell’incontro, l’attrice Ottavia Orticello leggerà la Madonna Sistina, il potente racconto  di Vasilij Grossman, già pubblicato sotto il titolo La Madonna a Treblinka, e ora presente nella raccolta di rac­conti Il bene sia con voi, Adelphi.

Fu così che in un freddo mattino, il 30 marzo 1955 […] entrai nel Museo Puskin, salii al primo piano e mi avvicinai alla Madonna Sistina”. Il ricordo di Treblinka aveva invaso la mia anima, e in principio non riuscii a capire… Era lei [la Madonna] che camminava scalza con passo leggero sul suolo pulsante di Treblinka, dal punto di scarico dei convogli alla camera a gas. La riconobbi dall’espressione del viso e degli occhi. Vidi suo figlio, e lo riconobbi dall’espressione straordinaria, non infantile. Così erano le madri e i bambini a Treblinka (…)

Grossman, scrittore di origini ebraiche, corrispondente dal fronte del giornale ufficiale dell’Armata Rossa, fu uno dei primi giornalisti a entrare nel campo di Treblinka, sua madre era stata già uccisa dalle SS in uno dei loro primi massacri in terra d’Ucraina.  La Madonna Sistina, il celebre dipinto di Raffaello, per Grossman rappresenta l’immagine di tutte le madri che morirono e videro morire i loro figli a Treblinka, ma è anche il simbolo delle madri dei soldati russi, e di tutti coloro che hanno sofferto durante lo stalinismo.

La scrittrice Dacia Maraini, ospite d’eccezione, aprirà l’incontro con la lettura di alcune poesie testimonianza di Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, tratte dalla silloge Versi Vissuti, Eum e concluderà con la lettura di alcuni brani tratti dal suo romanzo “Il treno dell’ultima notte” Rizzoli, 2009. Amara, per ritrovare Emanuele, l’inseparabile amica d’infanzia, del quale resta un pugno di lettere e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz, attraversa l’Europa del 1956 oltre la cortina di ferro, su un treno mal ridotto, negli anni più bui della guerra fredda; visita sgomenta ciò che rimane degli orrori di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca dei sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi.

Alle ore 14.00, Dacia Maraini, con una delegazione organizzata dal centro di cultura delle donne “H. Arendt” incontrerà le detenute della Casa circondariale di Castrogno per continuare il discorso, avviato il 28 Novembre scorso contro la violenza di genere e sul rispetto del corpo delle donne, suscitato dal monologo di Ottavia Orticello “Una casa di donne”,  pièce teatrale scritta da Marani negli anni Settanta. Faranno parte della delegazione, composta da docenti, giornaliste e appassionate della scrittura, il Magnifico Rettore Dino Mastrocola, Ottavia Orticello, Eugenio Murrali, il segretario della Cgil Giovanni Timoteo, Guendalina Di Sabatino.

 

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