Teramo da città della lettura a città della cultura?

Forse pochi hanno riflettuto adeguatamente, ma a Teramo e nel suo comprensorio, proprio negli ultimi due anni, sono nati due eventi che hanno il libro per protagonista.

Sto riferendomi a LECTUS, una mirabile kermesse capace di colorare di spunti di riflessioni ogni angolo della nostra città e penso anche ad ABRUZZO BOOK FESTIVAL, lanciato nella vicina Castellalto, nato solo nel 2018, ma già con un importante ruolo di “salotto per far incontrare tutte le case editrici abruzzesi” e tante altre cose ancora.

A completare il quadro, nuovi esercizi commerciali di importanti Case Editrici del nostro Paese che animano le vie cittadine: insomma, tutto lascia pensare che Teramo si sia scrollata di dosso la etichetta di città solo sensibile al richiamo delle cenette e del palato, peraltro occasioni per gustare una cucina come quella teramana, difficile da eguagliare .

Per carità, non che certe “letizie dello stomaco” non meritino di essere stuzzicate,

ma anche nutrire la mente è divenuta una sorta di sfida a cui Teramo sembra non voler rinunciare.

Si dice che chi non legge ha due occhi per guardare la realtà, al contrario di chi legge che di occhi ne ha 100 che sono quelli che offrono i singoli autori dei testi, che permettono di “allargare la visuale” e, quindi, di pensare prima di esprimere valutazioni e giudizi.

Insomma, una città fatta di lettori assidui o almeno periodici, di quelli che portano a termine la lettura di qualcosa come dieci libri l’anno, tra romanzi, libri di poesie, racconti, saggi, si propone come una aggregazione urbana più vivace, meno popolata di soggetti con idee stantie, mai soggette ad essere revisionate, quindi indietro nel tempo.

Una massima racconta che se io ho una idea e tu hai un’altra idea che condividi con me, io avrò una terza idea, frutto delle due idee, la mia e dell’altro.

Anche il mio interlocutore a cui avrò donato la mia idea, avrà però una terza di idea, ma che non somiglierà alla mia terza idea. Se le due terze idee fossero condivise, darebbero vita a due quarte idee differenti e così all’infinito.

Bene: di questo dobbiamo parlare.

E’ inutile che ci piangiamo addosso su tutte le cose di Teramo che non funzionano se non accendiamo i riflettori su significative “nicchie” che prendono il largo.

Come si direbbe: non maledire il buio, accendi piuttosto una fiaccola.

Una di queste è la cultura e non potrebbe essere altrimenti se è vero, come è vero, che nella città ha sede una Biblioteca Provinciale come la “Melchiorre Delfico” che ha davvero un lustro di cui andare fiera.

Tutto questo, se opportunamente osservato e debitamente rilevato, non dovrebbe limitarsi ad una constatazione, ma dare l’avvio ad ulteriori sistemi che creino una “rete” ancora più intraprendente, che faccia del leggere e della cultura qualcosa che crei menti fervide, in grado di approfondire e di far emergere qualcosa di sempre più raffinato ed evoluto.

Da Teramo città della lettura per poi accedere ad una Teramo città della cultura?

Certo! Perché no? Ma lavorandoci e credendoci, senza improvvisazioni e slogan che a nulla servono, se non sintetizzano la conclusione di un lungo percorso .

di Ernesto Albanello

Ernesto Albanello

Read Previous

Un’infrastruttura verde per la vallata del Tordino

Read Next

Rugby, l’Italdonne ritornerà in Abruzzo il 16 novembre nel test del “Fattori” contro il Giappone