REGIONALI 2019: LA LEZIONE DI UMANITÀ DEL MINISTRO MATTEO SALVINI

Nella mia esperienza amministrativa come Sindaco al Comune di Campli, ho sempre puntato sulla sicurezza con il servizio notturno della Polizia Municipale, dei Vigilantes, la video sorveglianza e i Comitati di pubblica sicurezza in sinergia con la Prefettura e la Questura. I risultati sono noti: la sicurezza è sempre stata una mia priorità, insieme alla gestione delle emergenze”.

Lo dichiara il candidato consigliere regionale Avv. Pietro Quaresimale della Lega che interviene sul Decreto Salvini.

“Cinque milioni di immigrati vivono oggi in Italia. Studiano, lavorano, fanno sport. E la Legge Salvini n. 132 del 1° Dicembre 2018, il ben noto Decreto n. 113 del 4 Ottobre 2018 sulla Sicurezza Pubblica dello Stato, conferma nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi, l’esistenza di doveri di solidarietà, fratellanza e umanità finalmente regolati che impongono il rispetto della legge firmata dal Presidente della Repubblica.

Questa non è volatile opzione moralista di alcuni “sacerdoti” del sospetto e dell’intrigo, ma un obbligo vincolante e positivamente sanzionato. Il giudizio di incostituzionalità è solo prerogativa della Corte Costituzionale. La riflessione giuridica non è banale. Mancare di rispetto nei confronti del Capo dello Stato, non applicando la legge, risulta palese. I Sindaci devono applicare la legge, non hanno il potere di disapplicarla se la ritengono in contrasto con la Costituzione e non possono essi stessi direttamente accedere alla Corte Costituzionale per farne dichiarare la incostituzionalità.

Il Presidente della Repubblica è il primo a “giudicare” la conformità costituzionale della Legge Salvini. Arrogarsi questo “diritto” non è dunque solo un atto giuridicamente illegittimo ma anche offensivo verso la Costituzione Italiana e la massima carica istituzionale dello Stato. Che la Lega difende.

Il Presidente ha la funzione di promulgare una legge approvata dal Parlamento, ma non concorre con la sua volontà alla formulazione della legge. Ha il potere di rinviare la legge alle Camere, con un messaggio motivato, ma non a suo arbitrio. Solo se la legge presenta vizi di costituzionalità così evidenti che consentano il rinvio al Parlamento per un nuovo esame. La firma del Presidente non può essere garanzia di costituzionalità di una legge.

Il Capo dello Stato promulga anche leggi in contrasto con la sua valutazione politica. Il Parlamento è il titolare del potere legislativo. La normale “prassi” costituzionale vuole che il Presidente promulghi la legge e che i Sindaci la rispettino.

La Pubblica Amministrazione non può disapplicare la legge. Non la può disapplicare neanche il giudice la legge ritenuta incostituzionale: questo come principio generale. I dubbi di costituzionalità li deve risolvere solamente la Corte Costituzionale.

La politica umanitaria dell’Italia non è messa in discussione ma finalmente regolata. Come Lega non possiamo che prendere atto della spregiudicatezza di coloro che “usano” alcune norme del Diritto per le loro convenienze opinabili, a caccia di consensi e simpatie.

L’estremo sussulto di una sinistra sbandata e incerta. La Legge Salvini, infatti, non solo estende le competenze dei Sindaci, ma risponde a istanze che da tempo i Primi Cittadini hanno, con ottime ragioni, avanzato. La gestione dei “migranti” continua a sollevare immensi problemi di natura politica, amministrativa e finanziaria che le Autorità italiane, a seguito delle ben note vicende geopolitiche, stentano a risolvere anche a livello regionale.

Per mancanza di competenza, mezzi e coordinamento e programmazione, si rischia il caos. In effetti la Legge Salvini deve essere applicata bene. È facile strumentalizzare ideologicamente la falsa solidarietà per evocare lo spettro di una discriminazione razziale che la Legge Salvini può solo prevenire. È sotto gli occhi di tutti che i Comuni d’Italia soffocano nella massa di stranieri oggi residenti, moltissimi dei quali minori non accompagnati meritevoli di tutela, cittadini di altri stati e continenti costretti a fuggire dalle loro famiglie, comunità, etnie e nazioni, a causa di guerre tribali e multinazionali occidentali.

“Migranti” non solo economici ma anche “oggetto” dei traffici di esseri umani, la cui ridistribuzione ragionevole, e nel caso dei clandestini il rimpatrio immediato, nonostante i buoni propositi dell’Unione Europea, risultano palesemente ingovernabili, in assenza di un criterio selettivo, peraltro già in vigore in altre democrazie evolute, che in Italia solo la Legge Salvini può garantire.

L’unico ad aver capito la gravità del problema, orbene della Questione Migranti, è il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini. In nome della legalità e dello stato di diritto”.

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