RUZZO, TERAMO 3.0 FA LE PULCI AL CDA: “UN SISTEMA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI”

Riceviamo e pubblchiamo:

Carta perde, carta vince. Con un giochino infantile la decrepita politica provinciale ha fatto dimettere i membri del CdA della Ruzzo S.p.A. e li ha fatti contestualmente rieleggere ruotando loro la poltrona. Il tutto per poter perpetuare un sistema di potere che fa acqua da tutte le parti. Noi ci batteremo per la difesa dell’acqua pubblica, difesa che coincide con il licenziamento di coloro che l’hanno così mal gestita negli ultimi anni, in uno stucchevole consociativismo che si svolge sulla pelle dei cittadini da troppo tempo.
Non meritano commento le parole di un amministratore che Sciascia avrebbe definito “quaquaraquà”: si legge infatti nel comunicato della società acquedottistica del 21 novembre 2018 che “il presidente Antonio Forlini ha annunciato che convocherà l’Assemblea dei Soci per rassegnare le proprie dimissioni, sia da presidente sia da consigliere di amministrazione, dovute a ragioni personali riguardanti, in particolare, i gravosi impegni professionali che si sono moltiplicati nel corso degli ultimi mesi e che, allo stato attuale, non gli consentono di garantire con la consueta assiduità la presenza in sede per svolgere al meglio il proprio incarico”. Dieci giorni dopo, nell’assemblea dei soci del Ruzzo dell’1 dicembre 2018, lo stesso Forlini si fa rieleggere membro del consiglio di amministrazione, segnando un record mondiale nella brevità del lasso temporale fra una affermazione e la sua clamorosa autosmentita. Un premio all’incoerenza che la dice lunga sullo spessore di colui che ci ha letteralmente dato da bere negli ultimi cinque anni e mezzo.
Abbiamo letto con stupore le parole del segretario provinciale del PD Gabriele Minosse, il quale qualche giorno fa ha dichiarato spavaldo che i sindaci soci della società Ruzzo S.p.A. “vogliono la continuità” del Consiglio di Amministrazione – prima dimissionario e poi rieletto – in quanto “questo CdA ha fatto bene e deve continuare nel proprio lavoro” (e ha aggiunto perentoriamente: “non abbiamo voglia di discutere”). Forte delle sue ragioni, peraltro piuttosto apodittiche, Minosse ha gettato il guanto in faccia all’opinione pubblica con la seguente affermazione: “sfido chiunque a dire che questi amministratori non hanno lavorato bene”. Sfida accettata. Ci perdoneranno Minosse e gli altri 25 sindaci di destra e di sinistra che hanno riconfermato lo stesso CdA se saremo prolissi, ma per vincere questa sfida occorre una dovizia di informazioni oggettive e di dati formali, tutti tendenti a sostanziare l’inequivocabile giudizio negativo sull’operato del CdA uscente e rientrante, ma che va assolutamente allontanato il prima possibile per evitare guai irreparabili alla gestione del bene pubblico più prezioso.

1) INFRASTRUTTURE E DISPERSIONE IDRICA DA TERZO MONDO
Premettiamo che non noi, bensì uno studio del WWF Abruzzo, stabilito in 100 il livello medio nazionale delle infrastrutture idriche, assegna all’Abruzzo un indicatore di 44,9 ad indicare che siamo ben sotto la metà della media nazionale e che quindi le infrastrutture relative all’acqua pubblica abbisognano urgentemente di essere accresciute e migliorate. Le dispersioni idriche vengono stimate nel 55-60%, il che significa che più della metà delle acque captate si disperde nell’ambiente invece di giungere nei rubinetti, il tutto senza che gli amministratori del Ruzzo negli ultimi anni mettessero mano al problema. Non solo: quasi tutti i giorni, compreso oggi, si verificano interruzioni nell’erogazione dell’acqua in molti Comuni e Frazioni del territorio teramano, non già per emergenze imprevedibili, bensì per comunissimi lavori di allaccio di condotte private o di manutenzioni elementari. Una situazione che definire inaccettabile è poco.

2) ATTUAZIONE DEL PIANO INDUSTRIALE 2014 – 2017
Il cosiddetto “Piano industriale 2014-2017”, piano quadriennale approvato ma mai aggiornato negli anni (e privo di alcun formale riscontro sulla sua attuazione), prevede come obiettivi strategici di medio-lungo periodo, tra gli altri:
a) La riscossione coattiva dei crediti: quanto è stato incassato dei 10.000.000,00 di euro dati all’incasso? A noi risulterebbero incassati circa 1,2 o 1,3 milioni di euro, cioè a dire un fallimento totale.
b) Il monitoraggio GPS delle auto di servizio: ad oggi quante auto di servizio vengono monitorate, e quali conseguenze ne sono state tratte? Quanto costa tale monitoraggio?
c) L’implementazione globale del telecontrollo: anche su questo argomento, a prescindere dagli interventi straordinari legati all’emergenza Gran Sasso, cosa è stato fatto?
d) L’implementazione del laboratorio d’analisi: dal 2014 ad oggi cosa è stato fatto? Il costo e la quantità delle analisi di quanto sono diminuiti?
e) La riduzione dei costi di smaltimento fanghi: cosa si è fatto e quali benefici ha portato?
f) La sostituzione contatori: è stato avviato il progetto? A quali risultati in termini di maggiore fatturato ha portato?
g) Lo sfruttamento del potenziale idroelettrico: dal 2014 ad oggi cosa si è fatto e quanto si è speso ed incassato?
h) L’incremento dei ricavi da attività extra fatturazione: non esiste un report di quanto incassato dal 2014 ad oggi, relativamente a tali ricavi auspicati nel Piano industriale.
i) La conduzione operativa degli impianti di depurazione, della rete fognaria e delle fosse imhoff: cosa si è fatto e quali benefici ha portato, sia in termini di miglioramento della qualità del refluo in uscita, sia in termini di riduzione dei costi?
l) L’acquedotto e il potabilizzatore: Cosa si è fatto e che benefici si sono realizzati?
m) Le relazioni con l’esterno: oltre a prendere un consulente esterno (contrattualizzato attraverso una selezione pubblica?), è stato cambiato ed è operativo il nuovo CRM (Customer relationship management)? Se fossero stati implementati gli “strumenti di CRM”, quanto sono costati e quali benefici hanno prodotto?
n) Un dimensionamento dell’Organico molto preciso che nel 2017 avrebbe dovuto essere pari a 277,5 unità. Ad oggi la dotazione organica complessiva reale (personale in servizio compresi gli interinali) è pari a 280 unità, rivelandosi l’unica voce del Piano attuata al 101%. Peccato solo che non si sappia come siano state effettuate tali assunzioni, le quali avrebbero dovuto seguire l’iter delle selezioni ad evidenza pubblica che le vigenti leggi prevedono per le società erogatrici di servizi pubblici. Si sa invece che gli interinali abbiano raggiunto quasi il 30% di tutto il personale in servizio, cioè 79 unità sui 280 dipendenti totali, quando nel 2013 erano solo 20 e nel 2017 erano 62. Il presidente dimissionario Forlini (rimasto consigliere di amministrazione), interrogato dal sindaco D’Alberto sul sistema di reclutamento, ha recentemente risposto che “per il futuro ci si adeguerà in tal senso”, ammettendo serenamente che fino ad oggi si è violata la legge e si è assunto in maniera illegittima. Inoltre, quale costo ha tutto il personale in servizio? Nel Piano d’Ambito ne sono previste le relative coperture economiche? Il personale in servizio risulta impiegato esattamente nei ruoli e nelle mansioni previste nel piano industriale? Tutte domande la cui risposta è la difformità da quanto previsto.
o) La previsione, a far data dall’annualità 2015, di un puntuale adempimento sui mutui in favore dei Comuni. A tale riguardo il Piano industriale prevede “modalità di rinegoziazione dei mutui sin qui impagati, ipotizzando un loro rifinanziamento e riscadenzamento che consenta di spalmare tali oneri su un arco temporale più ampio possibile. In tal senso, in attesa di individuare tale soluzione, il piano prevede di pagare le rate in scadenza dal 2015 in avanti”. Cosa è stato attuato al riguardo nelle annualità 2015, 2016, 2017 e 2018? Forlini ha risposto – a D’Alberto che glielo chiedeva – con la seguente frase: “Stiamo attuando una proposta di rateizzazione”. Come dire: per quattro anni non abbiamo pagato un solo euro, sebbene promesso, e ancora non abbiamo uno straccio di proposta di rientro dal debito in favore dei Comuni. Vergognoso.

3) DRAMMATICA SITUAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA
Degli ultimi 5 bilanci del Ruzzo, tutti approvati durante la presidenza del dimissionario presidente Antonio Forlini (oggi nuovamente membro del CdA), ben tre hanno fatto registrare perdite di esercizio e solamente due hanno registrato utili: i due bilanci in positivo hanno però evidenziato piccolissimi utili mentre i tre bilanci in negativo hanno sommato 7 milioni di euro di perdite.
Se si considera che i quattro bilanci precedenti alla presidenza Forlini erano tutti in attivo, che il servizio negli ultimi anni è peggiorato nella qualità di gestione, che gli investimenti sono drasticamente crollati, che le spese sono incomprensibilmente lievitate, che i debiti non sono stati onorati nonostante gli incrementi tariffari, si comprende come la dissennata gestione societaria abbia messo il Ruzzo su una china che sarà difficile risalire qualora non si estromettesse immediatamente l’attuale governance aziendale.
Per essere dettagliati occorre snocciolare i dati numerici che si evincono dagli ultimi nove bilanci pubblicati:
Nel 2017 ci sono stati circa 39,3 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di una perdita di 2,5 milioni di euro;
Nel 2016 ci sono stati oltre 40 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 13.000 di euro;
Nel 2015 ci sono stati circa 38,5 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di una perdita di 750.777 euro;
Nel 2014 ci sono stati circa 35,2 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di una perdita di 3,7 milioni di euro;
Nel 2013 ci sono stati circa 36,3 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 442.912 euro (primo bilancio della presidenza Forlini);
Nel 2012 ci sono stati circa 38 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 129.232 euro;
Nel 2011 ci sono stati circa 33,6 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 145.344 euro;
Nel 2010 ci sono stati circa 31,1 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 157.478 euro;
Nel 2009 ci sono stati circa 32,6 milioni di euro di ricavi dalle vendite, a fronte di un utile di 11.937 euro.
Si può notare un incremento notevole nei ricavi degli ultimi anni, incrementi cui non corrispondono né maggiori investimenti, né migliore efficienza nel servizio, né una riduzione nella massa debitoria, ma al contrario vi è una crescita preoccupante delle perdite di esercizio.

4) INSOSTENIBILITÀ E ILLEGITTIMITÀ DELLE POLITICHE DEL PERSONALE
Con specifico riferimento al costo del personale aziendale, sembrerebbe che la tariffa vigente remuneri una spesa enormemente inferiore rispetto a quella reale, laddove il Piano d’Ambito prevede circa 9,5 milioni di euro annui a fronte di una spesa che per l’anno solare 2017 si sarebbe attestata sui 13 milioni di euro, con un ingiustificabile sforamento di 3,5 milioni.
In particolare c’è una crescita esponenziale delle assunzioni, con relativa esplosione del personale precario, in assenza di sostenibilità economica dei relativi costi:
Anno 2011: dipendenti totali 256, di cui 24 interinali;
Anno 2013: dipendenti totali 250, di cui 20 interinali;
Anno 2017: dipendenti totali 267, di cui 62 interinali;
Anno 2018: dipendenti totali 284, di cui 79 interinali.
Per quanto attiene l’utilizzo del lavoro interinale, ci risulta una significativa difformità dalla vigente normativa, la quale prevedeva fino a pochi mesi or sono un limite del 20% di personale precario rispetto a quello a tempo indeterminato. Dalla recentissima approvazione del cosiddetto Decreto Dignità tale soglia è stata da ultimo innalzata al 30%. Ciò nonostante, ad oggi risultano in servizio un totale di 280 dipendenti, dei quali 201 a tempo indeterminato e ben 79 interinali. Non è difficile comprendere come i limiti di legge consentirebbero l’utilizzo di massimo 60 unità precarie (corrispondenti al predetto tetto del 30%) a fronte delle 79 attualmente utilizzate, per uno sforamento illegittimo di 19 unità di personale interinale. Non solo. Risulterebbe violato anche il divieto di continuatività dell’utilizzo di personale precario, con numerose figure che sarebbero illegittimamente in servizio da parecchi anni in via permanente e senza soluzione di continuità. Tale sfruttamento illegittimo del personale precario sarebbe ad evidente rischio di rapacità politico-clientelare, oltre che a rischio contenziosi da parte del personale medesimo. Devesi inoltre segnalare che la nuova Pianta organica aziendale sembrerebbe prevedere – sempre in difformità rispetto al modello organizzativo stabilito dall’ATO – un’indiscriminata attribuzione di progressioni di carriera al personale, con distribuzione di livelli superiori a pioggia. Tale distribuzione che non troverebbe giustificazione nell’efficientamento dei servizi e produrrebbe una ulteriore esplosione dei costi di personale.
C’è pure da considerare l’esternalizzazione di alcuni servizi che va in senso contrario rispetto all’aumento di personale, in quanto se le unità sono in continuo accrescimento è incongruo e illogico, oltre che antieconomico, ridurre i servizi in capo alle professionalità interne.
Ulteriore preoccupazione desta la decisione recente di assumere ben due dirigenti, peraltro con contratto a tempo determinato sebbene di lunghezza anomala pari a 5 anni (quando la legge ne prevede massimo 3 di anni per tali contratti a tempo determinato). Perplessità emergono in riferimento anche all’entità dei compensi dei due nuovi dirigenti, cioè a dire stipendi notevolmente maggiori rispetto al minimo di settore: il minimo è di circa 63.000 annui, ma i compensi dei due nuovi dirigenti è stato stabilito in euro 95.000 annui. A ciò si aggiunga che nonostante le recentissime assunzioni dirigenziali il dirigente Stirpe è stato da pochi mesi destinatario della attribuzione di due ulteriori deleghe in precedenza svolte gratuitamente da due figure professionali interne all’azienda. In questo specifico caso entrambe le deleghe, all’ambiente e alla sicurezza, sono state attribuite a Stirpe a titolo oneroso per 500 euro mensili cadauna, pari ad un totale di ulteriori 14.000 euro annui (con incremento stipendiale dai 95.000 ai 109.000 euro complessivi). Appare davvero uno spreco decidere di iniziare a retribuire deleghe che venivano regolarmente svolte a titolo gratuito da altro personale. Per sovrapprezzo sembrerebbe che l’ingegner Stirpe, neo dirigente precedentemente bocciato nella prima selezione e poi rapidamente promosso nella seconda, abbia nominato un consulente per la sicurezza, materia per la quale il medesimo dirigente si è vista attribuire apposita delega retribuita.

5) CONTENZIOSI CON IL PERSONALE
Drammatica appare la situazione del contenzioso con il personale, laddove si registrano parecchi licenziamenti illegittimi (in quanto dichiarati tali dal tribunale), con enormi spese legali, risarcitorie e transattive, nonché incentivazioni all’esodo particolarmente onerose. Sembrerebbe che il contenzioso sia in costante aumento e sia influenzato dalla mancanza di imparzialità nella gestione del personale, con premialità ingiustificate da un lato ed altrettante procedure disciplinari-sanzionatorie ingiustificate dall’altro lato. Il contesto generale appare minato da una diffusa sensazione di ingiustizia e parzialità che aumenta anche il malcontento e danneggia lo spirito di appartenenza all’azienda.
Il CdA dimissionario scarica le responsabilità dei contenziosi con il personale sulle gestioni pregresse, ma i dati non sembrano affatto corrispondere a quanto dichiarato e in più occorre chiedere alcune cose:
a) Quante cause erano in essere alla Ruzzo Reti S.p.A. prima dell’insediamento del Presidente Forlini? Se ve ne erano quali erano le motivazioni? Come sono finite e con quali impatti economici per la società?
b) Quante cause sono state intraprese contro la Ruzzo Reti S.p.A. dal 2013 ad oggi, per quali motivazioni? Come sono finite? Quanti accordi transattivi e con quali impatti economici per l’Ente (pagati e stimati per il futuro)?
c) Nello specifico del contenzioso relativo ai provvedimenti espulsivi, contenzioso che ad avviso del CdA sarebbe in gran parte favorevole alla società, si possono fornire i dati esatti? Se vi sono costi sostenuti e da sostenere, possono essere formalizzati?
Da una nostra indagine empirica risulterebbero almeno sette sconfitte in giudizio a fronte di una sola vittoria (peraltro parziale e nemmeno definitiva), dato che contrasterebbe totalmente con le dichiarazioni del CdA datate 14 agosto 2018, laddove si dice testualmente che i pronunciamenti giudiziali relativi ai provvedimenti espulsivi “sono stati in gran parte favorevoli alla società”.

6) PARTITE PREGRESSE
Il CdA dimissionario e rieletto attribuisce la responsabilità delle plurime perdite di esercizio relative ai suoi 5 anni di gestione alle cosiddette “Partite pregresse”. Ciò è destituito di fondamento per le seguenti ragioni oggettive. Nel Bilancio 2014 abbiamo rilevato la voce: “Debiti verso utenti per partite pregresse”, laddove sono iscritti gli importi che la società è tenuta a restituire agli utenti in seguito alla deliberazione commissariale n. 17 dell’08/08/2014. L’importo ivi riportato è pari ad euro 5.107.282, i quali quantificano quella che nella deliberazione commissariale (che ha fatto il punto sugli anni 2012-2013) è stata sancita quale somma che avrebbe dovuto essere restituita in favore degli utenti in quanto incassata in eccesso rispetto al contratto di servizio. Nel Bilancio 2017 invece è sancito che il Tribunale di Teramo, con sentenze n. 76/2015 e n. 794/2017, ha dichiarato la nullità del rapporto di fornitura idrica con l’ACA S.p.A. per carenza di forma scritta, determinando conseguentemente la perdita del credito vantato dalla Ruzzo Reti S.p.A. (circa 5 milioni di crediti deteriorati). In base all’obbligatorio meccanismo dei ricavi garantiti, si è dovuto procedere alla riapertura delle partite pregresse, onde rettificarne gli importi, al fine di recuperare la suddetta perdita (generatasi giudizialmente sulla questione ACA) coprendola con i 5 milioni di esuberi di cui alla delibera commissariale citata. Se infatti si fosse proceduto alla restituzione agli utenti delle somme incassate in eccesso, di contro si sarebbe dovuto procedere all’aumento delle tariffe per poter coprire il buco di bilancio causato dalla vertenza con l’ACA.
Semplificando: quello che doveva essere restituito agli utenti è stato utilizzato per chiudere le partite dovute da ACA che non sono mai state incassate. Ciò a dimostrazione della totale neutralità delle “Partite pregresse” rispetto alle perdite di esercizio sancite dai bilanci firmati dall’attuale CdA dell’Azienda acquedottistica teramana.
Con una domanda inevasa: se il giudice ha annullato il credito verso ACA nel 2015 per assenza di contratto (ripetendo la sentenza nel 2017), oggi fra Ruzzo ed ACA esiste un contratto che ci tutela? Continuiamo a fornire acqua ad ACA? A quale titolo? Anche questo è colpa di altri?

7) TRASPARENZA E FUGA DI NOTIZIE
Il CdA dimissionario e rieletto, dopo essere stato messo a nudo nell’agosto 2018 con dati inoppugnabili (e confermati dallo stesso CdA), lungi dal fare ammenda per le proprie insipienze ha lamentato addirittura una presunta “fuga di notizie”. C’è da rimanere sgomenti che in una società pubblica si possano paventare simili ipotesi, con relative minacce ai dipendenti, quando sia la legge che il sito istituzionale del Ruzzo obbligano alla pubblicità ed alla trasparenza. A tale proposito, se esistesse una norma che obbliga a celare al socio di maggioranza tutte le notizie aziendali sarebbe utile che ci venisse indicata. E in aggiunta domandiamo: come mai non vengono pubblicate tutte le deliberazioni che meglio ci aiuterebbero a comprendere la vita della società?

8) CONCLUSIONI
Il CdA dimissionario e rieletto scarica ogni colpa del disastro alle direzioni aziendali precedenti al 2013 (anno di inizio della presidenza Forlini). Sarebbe utile conoscere le tempistiche di risanamento societario che hanno in mente i consiglieri uscenti, perché allo stato attuale parrebbero dilatate nei decenni, cosa che è concettualmente inaccettabile se si considera il macigno dei sette milioni di euro di perdite riconducibili alla governance attualmente in carica in quanto felicemente riconfermata.
In ogni caso il presente resoconto dipinge uno scenario che palesa quantomeno una incapacità gestionale, se non una deliberata volontà di ledere l’azienda acquedottistica, la quale continua a sopportare un fardello di circa cento milioni di debiti dei quali circa quattro milioni corrispondono a crediti del Comune di Teramo, crediti dei quali l’amministrazione del capoluogo ha estrema urgenza per far fronte alle enormi difficoltà ereditate dalle precedenti gestioni amministrative.
La sciagurata riconferma dell’intero Consiglio di Amministrazione lascia prospettare l’ulteriore aggravarsi di una situazione che denunciamo come insostenibile, sovente illegittima, inefficiente, ingiustificatamente prodiga e inefficace. In tal senso riteniamo doveroso ribadire l’opportunità, qualora se ne ravvisino i presupposti, di dare avvio ad una azione di responsabilità nei confronti degli amministratori uscenti e rientranti, come previsto legislativamente dal nostro ordinamento civile in riferimento alle società di capitali, rendendo edotti sia l’intera assemblea dei soci e sia gli organi di controllo circa i risultati delle analisi espletate ed espletande.
Parimenti invitiamo il rinnovato Consiglio di Amministrazione della Ruzzo S.p.A., il quale ostenta grande convinzione di avere bene operato nell’interesse della collettività teramana, ad un incontro pubblico nel quale smentire – ostendendo l’apparato documentale – quanto sopra riassunto con scrupolosa acribia.

Lista Civica “Teramo 3.0”

Read Previous

SILVI, 50ENNE ARRESTATO PER EVASIONE TORNA NUOVAMENTE AI DOMICILIARI

Read Next

PESCA, L’ASS.RE PEPE HA MONITORATO CON LA GUARDIA COSTIERA LE OPERAZIONI DI RICOLLOCAMENTO DELLA VONGOLA