Riapertura scuola a settembre, siamo pronti?

“La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa del Paese”.

Lo sostiene il Politecnico di Torino, che ha pubblicato sul suo sito internet il rapporto ‘ Scuole aperte, società protetta’, con le indicazioni pratiche per la ripresa dell’attività scolastica.

“ Il sistema educativo risponde a problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, ma soprattutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità – osserva il Politecnico -. Esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini.
La letteratura internazionale è unanime nel sottolineare l’importanza per tutti i bambini, ma soprattutto per i più svantaggiati economicamente e socialmente, o con qualche disabilità, di esperienze educative extra familiari precoci”.

Di certo, delle problematiche evidenziate dal Politecnico e della necessità di riorganizzare l’apertura dell’anno scolastico dal prossimo settembre, tutti siamo consapevoli.

E sulle possibili soluzioni per garantire il sacrosanto diritto all’istruzione contemperandolo con l’altrettanto, e forse più importante, diritto alla salute, si parla da settimane.

Il Politecnico, nel suo rapporto, indica alcuni accorgimenti: ingressi e uscite scaglionati a intervalli regolari di tempo, per evitare gli assembramenti; attività all’aperto e teledidattica; dimezzamento del numero di alunni per classi con turnazioni.

Tutto molto bello e condivisibile… in un mondo ideale. Ma nella realtà, dove già prima dell’emergenza, dovevamo fare i conti con edifici scolastici inadeguati, classi sovraffollate, mancanza di spazi didattici all’aperto e al chiuso, carenza di organici, ecc., ecc., ecc., come uscirne fuori?

Tralasciando le problematiche, non secondarie, di come andranno, e torneranno, i nostri figli dalle lezioni, bisognerebbe affrontare, e risolvere, da subito, il problema degli spazi – rendendoli adeguati dimensionalmente e, finalmente, sicuri ed idonei sotto tutti i punti di vista (strutturale, igienico-sanitario, didattico, ecc.), soluzione che, dalle nostre parti, non è stata ancora risolta dal sisma 2009.

Poche, infatti, nella nostra provincia (ma, in realtà, in tutta Italia) sono gli edifici scolastici antisismici, con spazi interni ed esterni adeguati alle nuove esigenze della didattica e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Non mi dilungo su discorsi di indici di vulnerabilità sismica, di mancanza di certificazioni varie, di assenza di palestre, cortili e giardini scolastici. Ma la situazione attuale è, come era pre Covid-19, drammatica.

Ora, gli spazi che già erano inadeguati qualche mese fa, diventano ancora più esigui. Come risolvere?

Doppi turni? In alcuni Comuni le problematiche legate all’edilizia scolastica già hanno fatto adottare tale soluzione.

Adesso si dovrebbero dimezzare intere classi raddoppiando la necessità di aule, di orari di lezione, di insegnanti.

Inutile girarci intorno: gli spazi non ci sono, e “costringere” insegnanti e professori a lavorare il doppio, oltre che ingiusto, inciderebbe sulla qualità della didattica (senza contare che anche i docenti hanno famiglia, e 10/12 ore di lezioni in aula, su doppi turni, più il tempo per preparare le lezioni, correggere i compiti, partecipare alle tantissime riunioni di coordinamento, interclasse, ecc., sono francamente troppo).

Soluzioni? Abbiamo perso troppo tempo, e sarà difficile recuperarlo, almeno nell’immediato. Ma se aspettiamo settembre per affrontare problemi che già conosciamo, sicuramente non li risolveremo.

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