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VIDEO | Tercoop denuncia clima “intimidatorio”: trattative inconcludenti. Se costretti andremo in Procura e alla Corte dei Conti

TERAMO – “Anche se nella recente sentenza del Tar ci sarebbero importanti elementi per un ricorso, la mannaia della cessazione del servizio impugnata dal dirigente del quinto settore e sospesa come un minacciando avvertimento sulla testa di 28 lavoratori, ha sortito un pesante e inaccettabile effetto intimidatorio. Su questa disastrosa ed evitabile eventualità occorre che l”Amministrazione e gli uffici comunali facciano chiarezza“. A dirlo sono i lavoratori della società cooperativa Tercoop, preoccupati su quanto sta accadendo.

Il servizio non è stato sospeso nel 2014, nel 2015 o nel 2016 quando, già largamente illegittima, la lunga proroga stava portando la Tercoop all’indebitamento con il Comune a causa di una costante riduzione di stalli a pagamento che aveva compromesso l’equilibrio economico finanziario necessario alla copertura dei costi dì gestione, mai riequilibrato dagli uffici comunali competenti nonostante gli impegni presi dal Sindaco Brucchi il 29 giugno 2015 in una riunione in Provincia alla presenza dei sindacati“, proseguono i lavoratori.

La cessazione della gestione non è stata decisa nemmeno nel 2017 a seguito di un esposto alla Procura della Repubblica sulla presunta illegittimità della proroga, inoltrato dall’ex consigliere comunale, oggi Deputato, Fabio Berardini“, sottolineano dalla Tercoop, “Non c’è stata l’interruzione nemmeno nel gennaio 2019, quando la gara non è stata aggiudicata per irregolarità nelle offerte dei progetti tecnici“.

I lavoratori aggiungono: “L’ordinanza della cessazione del servizio ci è stata fatta recapitare il 15 maggio 2019, poco dopo che il D.lgs. del 18 aprile 2019, n.32, aveva esentato la Tercoop dal pagamento del Canone per l’occupazione del suolo pubblico per gli anni 2019 e 2020, regalandogli una vitale beccata di ossigeno dopo anni di continue perdite“.

Dalla Tercoop chiedono retoricamente se era inevitabile sospendere il servizio per ripristinare una ”regolarità” amministrativa, ribadendo la risposta negativa a tale domanda. “No, affatto“, dicono i lavoratori, “L’Amministrazione e gli uffici comunali potevano e possano ancora ricorrere alla procedura negozjata, con o senza bando e in tempi brevi, come previsto dal D.lgs. 18 aprite 2016. n.50, e negoziare una nuova offerta con tutti i precedenti afferenti che hanno partecipato alla gara d’appalto non aggiudicata“.

Dalla società cooperativa chiedono ancora: “Perché non è stata e non viene presa in considerazione questa possibilità, ma si è invece optato per la cessazione del seraizio che avrebbe portato la Tercoop a chiudere i battenti? Forse perché la cooperativa sociale teramana avrebbe goduto e godrebbe di un tegitUmo vantaggio rispetto ai concorrenti che non usufruirebbero dell’esenzione del Cosap non avendo sede legale a Teramo, e di conseguenza sarebbe in grado di fare una buona offerta al Comune di Teramo per potersi aggiudicare la gara cte evidentemente non deve vincere? Sono auspicabili e graditi i necessari chiarimenti“.

La Tercoop, che nelle sue offerte già rinuncia ai legittimi utili di impresa per favorire l’occupazione avrebbe proposto e proporrebbe di destinare anche i risparmi Cosap alla salvaguardia degli attuali posti di lavoro. “Non è questa la priorità dichiarata dall’Amministrazione comunale?”, chiedono dalla società cooperativa, “Non è anche l’obiettivo dei sindacati Cgil e Cisl? E’ stata proposta all’amministrazione Comunale anche una gara ponte per un anno di gestione delle strisce blu conle attuali modalità e condizioni e, che consentirebbe con certezza la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, ma è stata reputata impraticabile per i tempi lunghi di un necessario passaggio in consiglio comunale, anche se le settimane che  si sono perse per le inconcludenti trattative fra comune e sindacati sarebbero state sufficienti per coinvolgere i consiglieri“.

Dalla Tercoop concludono: “Occorre fare in fretta e non c’è più tempo? La soluzione di gran lunga più veloce, soprattutto rispetto a quella dai tempi più lenta proposta datll’Amministrazione comunale, resta la procedura negoziata, anche senza bando, consentita dalle normative vigenti. In un mese l’appalto “ponte” potrebbe essere aggiudicato alla migliore offerta economicamente socialmente più vantaggiosa. Cosa lo impedirebbe?

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