Gli ecologisti di tutto il mondo si stanno mobilitando da tempo per salvare l’ambiente in cui viviamo con manifestazioni e trattati sopranazionali strappati alla maggior parte dei governanti.
Buone intenzioni declamate a beneficio delle popolazioni, ma poche iniziative veramente incisive: il profitto detta sempre l’ultima parola, perché hanno costruito una società sul profitto ed ora è impossibile tornare indietro. Greta Thunberg, che ha girato il mondo per lanciare il suo nobile, e ingenuo forse, grido di allarme, si è lamentata di recente che nulla è stato fatto dopo un anno dal suo tour, nulla è cambiato. È diminuito solo il numero degli anni che restano, un numero in verità esiguo,  per salvare il mondo dalla catastrofe annunciata. Se dunque nessuno fa nulla per invertire la tendenza, anzi in molti si adoperano per peggiorare la situazione con inutili guerre, con speculazioni e ritorsioni economiche a livello mondiale, tutti presi dall’ambizione di primeggiare a scapito di altri, a che pro affannarsi a salvare il mondo se alla fine non siamo meritevoli di detta salvezza?

È l’amara, provocatoria conclusione, a cui è giunto Antonio Alleva, il nostro amato poeta della provincia teramana, affidando ai suoi versi una domanda retorica che contiene tutto il grido rassegnato di una umanità che muore:

di ANTONIO ALLEVA

FRIDAY FOR FUTURE

 

                                               A Greta Thunberg

 

Se ben ricordo

fu di venerdì.

Quando gli uomini arrestarono il figlio di dio

e lo trascinarono in malo modo al calvario e alla croce.

Anche oggi è di venerdì

Duemila e rotti anni dopo,

quando milioni di uomini e donne

giovani vecchi animali bambini,

scorrono a fiumi sui viali del mondo

innalzando cartelli gridando

si salvi il pianeta,

che si stringe e si scioglie.

Mi domando dove erano allora

quando i potenti di turno li persuasero che quel figlio di dio

era un pericolo pubblico

e dov’erano quando i padroni del vapore

delle ciminiere delle catene di montaggio dei media della Rete

ancora li persuadono che vivere è la dignità del lavoro

e che senza denaro e senza lavoro sei fuori,

fuori se non puoi consumare.

Alla luce di quanto sopra

e del maldestro di dio che vigeva allora e vige ancora

vi domando controvento se salvare

valga davvero la pena.

 

Pasquale Felix