Un libro è un pacco di fogli stampati e messi insieme da una copertina e una legatura. Ogni libro ha un valore intrinseco che deriva da quello che c’è stampato. Questo raramente ne influenza il valore commerciale, dettato per lo più dall’editore che conosce il mestiere della promozione: più è grande l’editore, più grande sarà la promozione, più alta la vendita. Il valore intrinseco del libro, tuttavia, rimarrà lo stesso. Quello che cambia è la conoscenza di quanto viene editato, il libro di ricette di una attricetta qualsiasi che in tutta la sua vita non ha cucinato mai niente, ma che, ciò nonostante, è riuscita ad arrostire due uova al tegamino, avrà più successo di un libro d’arte che pochi leggono, che un numero ancora minore compra. Ma non perché il libro d’arte sia più pesante di un libro di cucina, tutt’altro, neanche la cuoca più pignola va oltre la lettura delia metà della prima ricetta! Il mistero sta in una piccola frase che la moglie di un amico ha pronunciato entusiasta durante lo spot pubblicitario che davano in TV per reclamizzare il libro di ricette: “Io ce l’ho!”. È come dire che sei alla page, che sei informato, che sei sulla lista di quelli che contano! Tutto il resto è noia, come cantava il mai dimenticato Franco Califano. In questo limbo, che per molti è noia, ma per quei pochi che apprezzano l’arte, la bellezza dell’arte, la gioia e il tormento che accompagnano l’arte, l’infinito cosmo di libertà in cui ti proietta l’arte, con forza inaudita, con la preclusione a qualsiasi ritorno, in questo luogo ho scoperto un gioiello che del libro ha solo la forma: “Luigi Cavacchioli scultore”, che altro non è se non una gemma preziosa incastonata in una collana di libri d’arte della casa editrice Ricerche&Redazioni di Teramo. Parla di un artista tramano, come ce ne sono stati tanti, che le nuove generazioni non conoscono affatto. Non che le vecchie, a cui io appartengo per cronologia, fossero state informate a dovere, ma sulle quali ormai è inutile disquisire; quello che dovrebbe importare è partecipare ai giovani di oggi, e a quelli di domani, e così avanti per il futuro, i nomi e le opere di quegli artisti che hanno dato lustro alla nostra terra e avrebbero il diritto di essere ricordati per il futuro. Lo scopo dell’autrice, la Prof. Renata Ronchi, che non è nuova a opere del genere, è proprio questo: tramandare la conoscenza di artisti di tutto rispetto che altrimenti cadrebbero nel dimenticatoio generale. Perché il mercato li giudica inutili al giro del business. E gli apparati che pretendono di propinarci la cultura non sanno neanche della loro esistenza. Sta all’accortezza di pochi, alla loro passione, diffondere il giusto messaggio. E a chi ama Teramo, e le proprie origini, conservare gelosamente nella propria biblioteca gemme preziose come quella della Ronchi.

Pasquale Felix