Teramo, la lettera del vescovo Lorenzo Leuzzi ai giovani per la Pasqua: uniti con il Risorto, non inseguite utopie

TERAMO – Riceviamo e pubblichiamo lettera del Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri Mons. Lorenzo Leuzzi del mese di Aprile 2020 ai giovani.

Cari giovani,

stiamo vivendo insieme un’esperienza storica davvero unica.

È la prima malattia globale, che coinvolge tanti popoli.

Nessuno di voi avrebbe mai immaginato di trovarsi così in pericolo, senza poter conoscere chi è il nemico: il virus è uno dei più piccoli organismi viventi, ma invisibile ai nostri occhi.

Vediamo con i nostri occhi la sofferenza di tanti ammalati e la morte di tanti nostri fratelli e sorelle. Sentiamo il dolore e la sofferenza di intere famiglie.

Eppure pensavamo che la natura fosse più benigna e che la scienza potesse proteggerci.

Invece no!

Stiamo costatando che il mondo è sì bello, ma non così protettivo.

Chi può proteggere e garantire la nostra stabilità? Il mondo corre, ma io? Cari giovani,

dobbiamo insieme verificare chi ci fa correre verso mete ignote e utopistiche e chi invece ci fa correre per crescere.

Vorrei confidarvi che non mi sono mai fidato di chi promette traguardi rapidi e immediati.

Eppure i traguardi sono arrivati; ma per vie impensabili.

Tra le esperienze che hanno segnato la mia vita, vorrei ricordare le parole della preghiera di papa Paolo VI in occasione del rito esequiale per la morte di Aldo Moro: “Signore, tu non hai esaudito la nostra supplica!”. Era il 13 maggio 1978.

Questa invocazione mi ha guidato in tutta la mia vita. È la sconfitta di Dio? Oppure è la sconfitta dell’uomo? No, cari amici, né l’una né l’altra.

È il grido di chi non ha paura di attraversare i momenti difficili certi che Lui – il Risorto – è con noi, come ci ha ricordato papa Francesco nella sua omelia in Piazza S. Pietro:

“Lui è accanto a noi!”.

Anzi ci incoraggia a non fuggire questo tempo drammatico e avvincente. È il nostro tempo e non quello che vorremmo o avremmo voluto.

Questo tempo!

Insieme non dobbiamo fuggirlo. Aprire gli occhi e camminare con i piedi per terra è difficile, perché siamo sottoposti a continue sollecitazioni a fuggire dalla realtà.

Quando si presentano le difficoltà siamo stupiti. Ma la malattia – così come la morte – non ci appartiene?

Quante volte abbiamo evitato di incontrare un fratello ammalato o ci siamo spaventati di fronte alla morte! La nostra mente e il nostro cuore erano affaccendati in altri pensieri o desideri!

E le nostre preghiere?

Spesso sono solo di richiesta! Perché avere un “dio” che ci risolva i problemi è più accattivante. Diciamo pure: più comodo!

“Signore, tu non hai ascoltato la mia preghiera!”

Cari amici,

questa è la preghiera di chi vuole vedere, capire, impegnarsi, senza aspettare i momenti difficili e complessi, come quello che stiamo vivendo.

“Io non mollo, Signore!”

“Non vado a cercare altrove progetti di vita!” Sarà, allora, davvero Pasqua!

Con il Risorto entrerò in una nuova storia, quella della vita e non della morte. Di fronte anche ai limiti della natura e della scienza non resterò passivo, ma mi attiverò ad offrire soluzioni per risolvere i problemi della mia comunità.

Ancora per qualche tempo resteremo lontani e separati per motivi di prevenzione sanitaria, ma saremo uniti con il Risorto per costruire insieme una società nella quale correremo insieme non verso utopie, ma verso la pienezza della nostra esistenza nel tempo e nello spazio e oltre il tempo e lo spazio.

Questa pienezza è il Risorto!

È l’augurio che faccio a ciascuno di voi, perché possiate sempre amare e servire questo nostro tempo, drammatico e affascinante, senza timore!

Vostro,

✠ Lorenzo, vescovo

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